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Acqua su Marte, una boccata di ossigeno

C’è ossigeno nell’acqua marziana secondo una ricerca del California Institute of Technology. In controtendenza rispetto agli orientamenti che ritenevano impossibile la presenza di forme di vita aerobiche su Marte a causa della povertà di ossigeno nell’atmosfera, i ricercatori del Caltech guidati da Vlada Stamenković, ritengono aumentate le probabilità che l’acqua marziana possa ospitare microrganismi con un metabolismo basato sull’ossigeno.

Al centro della ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, una serie di simulazioni teoriche per calcolare la quantità di ossigeno che può essere disciolto nelle acque salate di Marte in varie condizioni di pressione e temperatura. Il modello chimico è stato messo a punto considerando il bacino di acqua salmastra scoperto sotto la calotta di ghiaccio del Polo sud marziano qualche mese fa dai ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica, dell’Agenzia spaziale italiana, dell’Università di Roma Tre e da altri enti di ricerca e università italiane grazie ai dati del radar Marsis, sulla sonda europea Mars Express.
Incrociando i dati sulla solubilità dell’acqua salmastra e i modelli climatici del Pianeta rosso negli ultimi 20 milioni di anni, il gruppo del Caltech ha ricavato dati sorprendenti, come maggiori concentrazioni di ossigeno ai poli, a causa delle basse temperature a latitudini elevate. Il lago di acqua liquida salata individuata sotto la calotta del Polo sud, denominato “Lacus argentarium” dai ricercatori italiani che lo hanno scoperto, potrebbe quindi contenere ossigeno a sufficienza per ospitare microorganismi e animali più complessi come le spugne.

“Sono estremamente contento dell’ulteriore ricerca teorica che si basa sulla nostra scoperta dell’esistenza di un lago sub glaciale di acqua salata nel sottosuolo marziano” ha commentato Enrico Flamini, uno degli autori della recente ricerca pubblicata su Science, già Chief Scientist e responsabile di progetto dell’esperimento Marsis per l’Asi “questa scoperta è una ulteriore conferma di come in certi ambienti le condizioni per la vita possano essere presenti”.

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