BepiColombo è ancora in viaggio verso la sua orbita finale intorno a Mercurio, eppure i dati che ha raccolto sono già una miniera d’oro per gli scienziati. Una delle prove più recenti arriva da uno studio appena pubblicato su Nature Astronomy, che utilizzando le prime osservazioni di Bepi ha messo in luce la presenza di particolari onde elettromagnetiche intorno al pianeta più interno del Sistema solare.

Partita nell’ottobre 2018, BepiColombo è una missione congiunta Esa-Jaxa progettata per studiare con un dettaglio senza precedenti il cosiddetto ‘mondo degli estremi’. Importante anche la partecipazione dell’Italia: l’Agenzia Spaziale Italiana ha realizzato 4 dei 16 strumenti a bordo grazie al contributo della comunità scientifica italiana, tra cui i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Università “La Sapienza” di Roma.

La sonda raggiungerà Mercurio nel dicembre 2025, dopo un viaggio di oltre 7 anni. Ma durante il suo percorso verso l’orbita finale, Bepi ha già avuto tre incontri ravvicinati con Mercurio, rispettivamente nella notte tra l’1 e il 2 ottobre 2021, il 23 giugno 2022 e il 19 giugno 2023.

La nuova ricerca, guidata dall’Università di Kanazawa, in Giappone, analizzando questi dati ha scoperto la presenza intorno a Mercurio delle cosiddette chorus waves (letteralmente, ‘onde di coro’). Si tratta di emissioni elettromagnetiche note per il loro ruolo chiave nei meccanismi di accelerazione e perdita di elettroni attraverso le interazioni onda-particella nelle magnetosfere planetarie. Prima di BepiColombo, le chorus waves non erano mai state rilevate nella magnetosfera di Mercurio. Ora i flyby della sonda Esa-Jaxa, grazie allo strumento Mio, hanno permesso di individuare queste particolari onde elettromagnetiche.

La missione BepiColombo è composta da due veicoli spaziali, il Mercury Planetary Orbiter (Mpo) guidato dall’Esa e il Mercury Magnetospheric Orbiter (Mmp, chiamato Mio dopo il lancio) guidato dalla Jaxa, che sono attualmente in configurazione agganciata per la crociera verso l’orbita finale.

Durante il suo primo flyby di Mercurio, BepiColombo è sceso in picchiata a soli 200 chilometri dalla superficie del pianeta. Le osservazioni degli strumenti al plasma a bordo di Mio hanno permesso di analizzare per la prima volta simultaneamente diversi tipi di particelle cariche provenienti dal vento solare in prossimità di Mercurio. Secondo il nuovo studio, molte di queste particelle sono sospinte proprio dalle ‘onde di coro’ rilevate per la prima volta nella magnetosfera del pianeta.

Queste onde potrebbero avere un ruolo chiave nell’evoluzione di diversi fenomeni ancora in parte misteriosi, come le aurore di Mercurio.

 

Immagine in apertura: Le ‘onde di coro’ rilevate d BepiColombo intorno a Mercurio. Crediti: Nasa/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington