Una nuova e nitida immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb (Jwst), permette di analizzare con estrema precisione una galassia lontana, aiutando gli scienziati a comprendere i meccanismi che governano i processi di formazione stellare e il ciclo di vita delle stelle.
Il 20 febbraio scorso, il telescopio spaziale James Webb, il più potente osservatorio mai realizzato, lanciato il 25 dicembre 2021 su un razzo Ariane 5 e nato dalla collaborazione tra Nasa, Esa e Canadian Space Agency (Csa), ha rivolto il suo sguardo sulla galassia a spirale NGC 5134.
Situata a circa 65 milioni di anni luce nella costellazione della Vergine, questa galassia è stata catturata in un’immagine che combina la luce del vicino e medio infrarosso. Data la sua relativa vicinanza, il telescopio è riuscito a rilevare dettagli accurati dei suoi bracci a spirale.
La galassia, scoperta da William Herschel il 10 marzo 1785, fa parte del gruppo di Ngc 5084, un insieme di galassie legate gravitazionalmente. Studiare galassie vicine come Ngc 5134 è cruciale perché consente di osservare da vicino i “vivai stellari” – le nubi di gas e polvere dove nascono le stelle – e di capire come queste stelle, una volta giunte alla fine del loro ciclo vitale, restituiscono il loro materiale alla galassia, alimentando nuove generazioni stellari attraverso supernove o l’espulsione degli strati esterni.
Questa osservazione è fondamentale per gli astronomi, poiché serve a studiare come si formano le stelle e come evolvono le galassie. Le informazioni raccolte vengono poi utilizzate per analizzare le galassie più lontane e difficili da osservare, con l’intento di capire meglio i processi universali che governano la formazione e l’evoluzione dei sistemi stellari. Questo include il ciclo di vita delle stelle e la complessa chimica delle nubi interstellari, elementi fondamentali per la nascita di nuove stelle.
La missione del James Webb è quella di esplorare ogni fase della storia cosmica, dalle prime luci dopo il Big Bang alla formazione di sistemi solari. Il James Webb Space Telescope, così chiamato in onore del primo amministratore dell’agenzia spaziale americana, è il più avanzato telescopio spaziale a raggi infrarossi mai realizzato: grazie alla sua tecnologia di progettazione all’avanguardia potrà ampliare la nostra conoscenza dell’universo.
Nel caso della galassia Ngc 5134, il telescopio ha rivelato dettagli ad alta risoluzione: i suoi strumenti, come il Miri (Mid-Infrared Instrument) e il Nircam (Near Infrared Camera), hanno permesso di distinguere la polvere calda e le complesse molecole organiche dalle stelle e dagli ammassi stellari. Insieme, i dati Miri e Nircam dipingono il ritratto di una galassia in costante mutamento.
Ngc 5134 è conosciuta anche con altre sigle, come Eso 576-52, Leda 46938 o Iras 13225-2052. Questi nomi provengono da diversi cataloghi astronomici, strumenti essenziali che gli scienziati usano per classificare e localizzare gli oggetti celesti. Il New General Catalogue (Ngc) è uno dei più antichi e noti, mentre Eso si riferisce ai cataloghi dell’European Southern Observatory. Leda (Lyon-Meudon Extragalactic Database) è un database di galassie e Iras (Infrared Astronomical Satellite) è un catalogo basato sulle osservazioni di un telescopio spaziale a infrarossi.
Ogni sigla rappresenta un modo diverso di identificare lo stesso oggetto, a seconda del contesto storico o dello strumento di osservazione utilizzato.
Crediti dell’immagine: la galassia a spirale NGC 5134 ESA/Webb, NASA & CSA, A. Leroy




