Forma insolita, rotazione instabile e tracce di un antico contatto con acqua liquida: i dati raccolti dalla sonda Lucy della Nasa durante il sorvolo di Donaldjohanson mostrano un asteroide molto più complesso di quanto immaginato finora. I risultati, ottenuti a poco più di un anno dal rendez-vous, sono stati pubblicati ieri su Science.
Programmato principalmente come una prova generale in vista della futura esplorazione degli asteroidi troiani di Giove, il passaggio di Lucy, a una distanza di circa 1050 chilometri dal corpo celeste, ha permesso di ricostruire parte dell’evoluzione di Donaldjohanson.
Le osservazioni hanno confermato che l’asteroide possiede una caratteristica forma bilobata, simile a una nocciolina. Questa struttura è probabilmente il risultato di una collisione avvenuta circa 155 milioni di anni fa e in seguito alla quale due frammenti principali sarebbero rimasti gravitazionalmente legati fino a unirsi lentamente, formando l’oggetto osservato oggi. La presenza di un ‘collo’ che collega i due lobi rappresenta una delle prove più evidenti di questa origine.
Oltre che per la forma, Donaldjohanson si distingue per la sua rotazione su più assi, diversa da quella della maggior parte degli asteroidi. Stando ai dati, compie una rotazione completa ogni 10,5 giorni terrestri, ma allo stesso tempo – come una trottola instabile – oscilla avanti e indietro seguendo una seconda periodicità di circa 26,5 giorni.
Le immagini hanno inoltre evidenziato una superficie ricca di rilievi e crateri, molti dei quali meno definiti del previsto. Secondo i ricercatori, questo aspetto sarebbe legato al progressivo rallentamento della rotazione dell’asteroide. In passato Donaldjohanson potrebbe aver ruotato almeno dieci volte più velocemente di oggi. Con il passare del tempo, il delicato equilibrio tra gravità e forza centrifuga è cambiato, causando lo scivolamento di materiale roccioso lungo i pendii e modificando gradualmente il paesaggio superficiale.
Ma c’è di più: la presenza di minerali argillosi ricchi di ferro individuata su Donaldjohanson suggerisce che l’oggetto celeste o il corpo progenitore da cui deriva abbiano avuto un contatto con l’acqua in un lontano passato. Tuttavia, la composizione delle argille indica che questa esposizione fu probabilmente breve. Se l’acqua fosse rimasta presente per lunghi periodi, il ferro avrebbe lasciato progressivamente spazio ad altri elementi come il magnesio, un fenomeno osservato su altri asteroidi, come Bennu e Ryugu, studiati negli ultimi anni e rispettivamente obiettivi della missione di ritorno campioni Osiris-Rex della Nasa e Hayabusa2 della Jaxa.
Con i suoi 155 milioni di anni, Donaldjohanson è molto più giovane di Bennu e Ryugu, che risalgono a un periodo compreso tra uno e due miliardi di anni fa. A differenza di questi ultimi, inoltre, è rimasto nella fascia principale degli asteroidi fin dalla sua formazione, senza intraprendere le migrazioni che hanno portato i suoi ‘cugini’ verso regioni più interne del Sistema Solare, dove seguono orbite che li avvicinano periodicamente alla Terra, caratteristica che li ha resi obiettivi ideali per le missioni di raccolta e ritorno di campioni.
Dopo il successo dell’incontro con Donaldjohanson, Lucy sta già proseguendo il suo viaggio gli asteroidi troiani di Giove, con il flyby di Eurybates previsto per il 12 agosto 2027.
Ecco la rotazione complessa di Donaldjohanson ⬇️
In apertura: l‘asteroide Donaldjohanson osservato dalla sonda spaziale Lucy della Nasa il 20 aprile 2025 a una distanza di 1059 chilometri. Crediti: Nasa/Gsfc/Swri/Jhu-Apl/Dlr.
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