Un lanciatore New Glenn, dell’azienda privata statunitense Blue Origin, è esploso in un test statico sulla rampa del Launch Complex 36, a Cape Canaveral, in Florida. L’incidente si è verificato nel corso di una prova di accensione dei motori, una procedura standard che si esegue prima del lancio.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, e anche dallo Space Launch Delta 45 della Space Force statunitense, responsabile delle operazioni di lancio sulla costa orientale degli Stati Uniti, non ci sono stati feriti.
Le immagini diffuse nelle ore successive mostrano però danni significativi all’area della piattaforma di lancio, inclusa la perdita di almeno una delle torri parafulmine del complesso.
L’esplosione si è verificata durante un test di tipo hotfire, in cui i motori del primo stadio vengono attivati mentre il veicolo resta vincolato alla rampa. Si tratta di una fase chiave nello sviluppo dei lanciatori, perché consente di verificare il comportamento integrato dei sistemi di propulsione, alimentazione e controllo.
Il veicolo coinvolto era destinato alla missione Ng-4, prevista inizialmente per le prossime settimane. Il lancio sarebbe servito a trasportare un gruppo di satelliti della costellazione Amazon Leo, il progetto di connettività orbitale sviluppato da Amazon.
In seguito all’incidente, il programma di volo del New Glenn subirà inevitabilmente ritardi, sia per consentire le indagini tecniche sia per ripristinare le infrastrutture danneggiate.

I potenti motori Be-4, sviluppati e prodotti da Blue Origin per fornire una spinta adeguata ai lanciatori pesanti. Sono montati sul primo stadio del razzo New Glenn e utilizzano come propellente una miscela di ossigeno liquido e metano liquido.(Crediti: Blue Origin)
Il primo stadio del New Glenn monta sette motori Be-4 alimentati a metano e ossigeno liquidi. Questa combinazione di propellenti, nota come ‘methalox‘, è sempre più adottata nei lanciatori di nuova generazione grazie alle buone prestazioni e al fatto che consente architetture di propulsori pensati per il riutilizzo. L’impiego di questa miscela riduce infatti alcuni dei principali problemi legati ai residui di combustione, ma richiede procedure di gestione complesse nelle fasi di rifornimento e accensione.
Propellenti di questo tipo sono stati adottati anche da altri vettori statunitensi, come lo Starship di SpaceX e il Vulcan di United Launch Alliance. Negli ultimi anni la Nasa, l’Amministrazione Federale dell’Aviazione (Faa) e la Space Force hanno analizzato in dettaglio gli effetti di eventuali incidenti che coinvolgano razzi di grandi dimensioni alimentati a metano, soprattutto per definire le aree di sicurezza attorno alle piattaforme di lancio.
Blue Origin aveva ottenuto pochi giorni fa l’autorizzazione della Faa a riprendere i voli dopo l’indagine relativa alla missione Ng-3, durante la quale un malfunzionamento dello stadio superiore aveva lasciato un satellite in un’orbita non recuperabile.
L’incidente attuale potrebbe rallentare ulteriormente l’ingresso regolare del New Glenn in ambito commerciale e nelle missioni istituzionali statunitensi. Amazon aveva già prenotato diversi lanci per dislocare la propria costellazione orbitale Amazon Leo e il razzo era coinvolto anche in diversi programmi della Nasa, a partire da Artemis.
Il New Glenn è previsto infatti per supportare diverse missioni legate al programma di ritorno umano sul suolo lunare. La Nasa ha inoltre assegnato recentemente a Blue Origin degli appalti per il trasporto di rover sviluppati da Astrolab e Lunar Outpost, destinati a future missioni robotiche.
Anche il lander con equipaggio Blue Moon Mark 2, sviluppato sempre da Blue Origin per il programma Artemis, è progettato per essere lanciato utilizzando il New Glenn. Per questo motivo l’esito dell’indagine tecnica e i tempi di ripristino delle attività potrebbero avere effetti su più programmi spaziali attualmente in sviluppo.
Blue Origin non ha ancora comunicato accertamenti sulle cause dell’incidente. L’azienda ha dichiarato di aver avviato le analisi tecniche necessarie per determinare l’origine dell’anomalia e valutare l’entità dei danni alle infrastrutture di lancio.
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foto di apertura: il razzo New Glenn di Blue Origin sulla rampa del ‘Launch Complex 36’ a Cape Canaveral
Crediti: Blue Origin




