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Blue Origin segna un passo importante sulla strada della piena riutilizzabilità. L’enorme razzo New Glenn ha volato per la prima volta con un primo stadio già utilizzato in precedenza, equipaggiato con motori nuovi.

La missione Ng-3 è decollata il 19 aprile dalla Space Force Station in Florida, trasportando il satellite BlueBird 7 di Ast SpaceMobile. Dopo circa tre minuti e mezzo dal liftoff, il primo stadio si è separato con successo, atterrando circa sei minuti più tardi sulla nave drone Jacklyn nell’Oceano Atlantico.
Il secondo stadio è stato invece meno fortunato: ha inserito, infatti, il carico utile in un’orbita più bassa del previsto. BlueBird 7, destinato a supportare la rete globale di connettività cellulare dallo spazio di Ast SpaceMobile, non potrà operare a quell’altitudine e verrà quindi deorbitato.

Con il suo terzo volo, il New Glenn segna tuttavia la prima volta in cui viene utilizzato e recuperato con successo un primo stadio già impiegato in precedenza, aprendo così un nuovo scenario per l’azienda di Jeff Bezos: con booster progettati per volare almeno 25 volte ciascuno, il New Glenn punta a competere con i razzi Falcon 9, Falcon Heavy e Starship di SpaceX, oggi gli unici lanciatori orbitali con riutilizzo dimostrato.
Dopo il pieno successo della missione Ng-2, il terzo volo del New Glenn segna quindi un passo avanti sul fronte del riutilizzo, ma dimostra anche che la fase di inserimento in orbita del carico utile non è ancora pienamente affidabile.

Immagine in evidenza: il New Glenn sulla rampa di lancio prima del del collo per la missione Ng-3. Crediti: Jeff Bezos