L’asteroide Bennu è pieno di crateri eppure all’appello ne mancano numerosi. La sua mappa topografica, la più dettagliata di tutto il sistema solare, ne conta più di 1.500, grazie alle immagini che la sonda Nasa Osiris-Rex ha realizzato tra il 2018 e il 2021. Un censimento, tuttavia, in contrasto con le collisioni rilevate sui pianeti rocciosi quali Marte e Mercurio. La loro piccola o inesistente atmosfera e la mancanza di attività vulcanica fanno sì che le loro superfici mantengano i segni delle passate collisioni, fungendo così come una bilancia per gli impatti cosmici.

Il dilemma dei crateri mancanti su Bennu potrebbe essere risolto, però, dalla natura stessa dell’asteroide. Un piccolo pianeta di 500 metri composto da un ammasso di macerie: massi e ciottoli prodotti da precedenti collisioni. Forma che, secondo gli scienziati, fornirebbe all’asteroide una sorta di armatura superficiale, una solida imbottitura in grado di assorbire gli impatti meno energici, senza lasciarne traccia.

Una scoperta che preoccupa gli scienziati: gli asteroidi più vicini alla Terra, quindi con maggior rischio di impatto sul nostro Pianeta, sono, infatti, anch’essi un mucchio di macerie e potrebbero indossare la stessa armatura di Bennu. Un potenziale scudo contro eventuali operazioni di difesa planetaria che, tramite l’impatto di sonde artificiali, potrebbero in futuro cercare di deviare i corpi minacciosi.

Quello che il prossimo autunno, per la prima volta e in via sperimentale, tenterà di fare Dart: la sonda Nasa si scaglierà contro l’innocuo asteroide Dymorphos, il tutto sotto lo sguardo attento di LiciaCube, il nanosatellite di Asi.

Bennu, infine, ha mostrato un altro enigma. L’età della sua superficie, calcolata dai 1500 crateri e stimata di 2 milioni di anni, è risultata inaspettatamente più giovane rispetto alla vera età dell’asteroide, generatosi un miliardo di anni fa. Una contraddizione che prova come i corpi geologicamente ritenuti morti, in verità, nascondano diversi fenomeni che li mantengono attivi e vivi più di quanto ci si aspetterebbe.

 

Immagine: Illustrazione dell’asteroide Bennu Crediti: Nasa