Il Lunga Marcia sotto monitoraggio

Il Lunga Marcia sotto monitoraggio

Ad una settimana dal lancio del primo modulo (Tianhe, cioè “Armonia dei cieli”) per la nuova stazione spaziale cinese, messo in orbita dal lanciatore per carichi pesanti Lunga Marcia 5 (Chang Zeng 5), il secondo stadio del razzo (CZ-5B) si prepara a rientrare in atmosfera.

Date le dimensioni, la massa e i materiali resistenti ad alte temperature del razzo, è possibile che alcuni frammenti possano sopravvivere e arrivare a terra.

Per l’Italia, l’Agenzia spaziale Italiana, insieme all’Aeronautica Militare Italiana e all’Istituto Nazionale di Astrofisica partecipa alle attività di osservazione dell’oggetto e di previsione del suo rientro, nell’ambito della Task Force del Consorzio Europeo di sorveglianza e monitoraggio dello spazio dell’Unione europea – EUSST.

La preoccupazione è che alcuni frammenti sopravvivano all’impatto con l’atmosfera e arrivino sulla Terra – anche se l’esito più probabile è una caduta negli oceani, che coprono circa il 70% della superficie del nostro pianeta. Gli esperti stanno comunque monitorando costantemente la situazione a livello internazionale, in modo da prevedere il più precisamente possibile il momento in cui il Lunga Marcia, entrando negli strati più densi dell’atmosfera, comincerà a disintegrarsi. Attualmente data di riferimento per la caduta è il 9 maggio, con un margine di incertezza di circa 18 ore. Perché una indeterminazione così grande?

«Il motivo è che, così come non si può disegnare la Terra con un tondo, non si può neppure disegnare l’atmosfera con un cerchio – spiega Ettore Perozziresponsabile dell’Ufficio per la Sorveglianza Spaziale dell’Agenzia spaziale italiana. – le regioni superiori dell’atmosfera sono sede di vari fenomeni – ad esempio delle variazioni di ‘temperatura’ – che ne modificano l’estensione, rendendone i confini non facilmente definibili. Quindi un oggetto in caduta, come nel caso del secondo stadio del razzo cinese, si avvicina sempre più alla superficie terrestre fino a quando variazioni locali e anche molto rapide dell’atmosfera lo portano ad attraversare uno strato più denso. A quel punto avviene una brusca frenata e la susseguente la caduta. Predire questo fenomeno con settimane o anche solo con giorni di anticipo è molto difficile: quello che possiamo fare è stabilire una finestra temporale per il rientro, che diventerà sempre più piccola man mano che inseguiamo l’oggetto nella sua discesa».

Una discesa che viene spesso definita ‘caduta libera’: eppure l’espressione è impropria, dal momento che l’ingrediente determinante anche in questo caso è l’atmosfera. Che, in un certo senso, agisce da freno.

«Se fosse una vera caduta libera, cioè senza gli effetti frenanti dell’atmosfera – dice Perozzi –  l’oggetto continuerebbe tranquillamente a orbitare. Quindi, paradossalmente è proprio perché non è ‘libero’ di girare attorno alla Terra che cade. Ma non tutto quello che mandiamo nello spazio è destinato a ritornare sulla Terra: a quote maggiori di 800-1000 km ormai l’atmosfera è talmente rarefatta da non rappresentare più un ostacolo. Non è questo il caso del Lunga Marcia e per quanto si è appena detto non è facile calcolare la sua traiettoria, soprattutto nelle fasi finali. Per questo è necessaria una rete di sensori, radar e telescopi che dalla superficie terrestre ne segua continuamente la traiettoria, così da poter predire in maniera progressivamente sempre più accurata quando e dove cadrà».

A livello internazionale, si sono avviate diverse campagne di monitoraggio del secondo stadio del Lunga marcia cinese.  Per l’Italia, l’Agenzia spaziale italiana (ASI), l’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) e l’Aeronautica militare partecipano a queste attività nell’ambito della Task Force del Consorzio Europeo di sorveglianza e monitoraggio dello spazio dell’Unione europea.

In particolare, il centro nazionale dell’Aeronautica Militare presso Pratica di Mare – ISOC – Italian Space Surveillance and Tracking Operation Center, che raccoglie ed elabora i dati a livello europeo per gli allerta di rientro di grossi oggetti in atmosfera, ha emesso il primo rapporto sul rientro del secondo stadio del razzo, che si basa sui dati raccolti nelle scorse ore dai sensori europei. Si tratta di sensori di precisione (tracking) le cui tracce radar sono processate per ricavare l’orbita dell’oggetto.

Campagne monitoraggio sono in corso di svolgimento da parte di ESA, NASA, IADC e altre organizzazioni e analoghi coordinamenti internazionali si sono già attivati in passato, ad esempio con i resti di Tiangong-1, la vecchia stazione spaziale cinese che nel 2018 è caduta senza danni nell’Oceano Pacifico.

 

Circa l'autore

Francesco Rea

Giornalista professionista dal 1994 ha lavorato per diverse testate nazionali, stampa, radio e video, oltre che per alcune istituzioni politiche. Laureato in lettere, indirizzo storia contemporanea, da oltre venti anni lavora alla comunicazione di istituti scientifici, legati allo spazio e all'astrofisica spaziale. La matematica resta comunque un elemento oscuro e la foto è di dieci anni e 15 chili addietro

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