Un razzo conficcato nell’occhio destro di una Luna dal volto umano: è una delle inquadrature clou del celebre cortometraggio “Le Voyage dans la Lune”, realizzato nel 1902 dal regista francese Georges Méliès. Oltre un secolo dopo, questa iconica scena della pellicola – che viene ritenuta il primo film di fantascienza della storia del cinema – si sarebbe tradotta in realtà: infatti, era prevista per oggi, 5 agosto, la ‘visita’ di uno stadio del lanciatore Falcon 9 di SpaceX alla Luna.
Nello specifico, si tratta dello stadio superiore del vettore che il 15 gennaio 2025 ha accompagnato nel loro viaggio verso la Luna i lander Blue Ghost di Firefly Aerospace e Resilience di ispace. Blue Ghost è giunto sul nostro satellite naturale il 2 marzo 2025; portava con sé il ricevitore satellitare Lugre, sviluppato in Italia da Qascom per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana, in collaborazione con la Nasa e con il supporto scientifico del Politecnico di Torino. Resilience, invece, ha avuto un impatto violento con il suolo lunare a causa di un problema al telemetro laser.
Il primo stadio del Falcon 9 era rientrato sulla Terra, come previsto nella sua tabella di marcia; lo stadio superiore, invece, era rimasto nello spazio e, a causa dell’attività solare e delle forze gravitazionali, è stato protagonista di una traiettoria imprevista che lo ha portato verso la Luna. Il manufatto è lungo 14 metri e pesa circa 4 tonnellate; il suo percorso, inizialmente, è stato identificato da alcuni astronomi indipendenti grazie all’utilizzo di database disponibili per la pubblica consultazione. Successivamente, il centro della Nasa che si occupa dei Neo (Near Earth Object) ha confermato la traiettoria, specificando che vi era il 100% delle probabilità di un impatto con la superficie lunare, nei pressi del cratere Einstein.
La Luna, non avendo la protezione dell’atmosfera, subisce spesso queste collisioni: nella maggior parte dei casi si tratta di meteoroidi, più rari invece i manufatti umani. Nasa e SpaceX hanno costantemente monitorato la situazione e, secondo i calcoli dei tecnici, l’impatto sarebbe stato previsto per il 5 agosto alle 8:35 italiane. La collisione, che non rappresenta un pericolo per la Terra, costituisce per la Nasa un’occasione utile per raccogliere dati, sia relativi alle tecniche di tracciamento degli oggetti nello spazio, sia concernenti il comportamento dei pennacchi di materiale espulso dal suolo lunare.
L’impatto non sarebbe stato visibile a occhio nudo dal nostro pianeta, di conseguenza l’ente spaziale americano ha attivato vari telescopi di terra per cercare di cogliere il momento cruciale; l’esito di quest’attività dipende però dalle condizioni meteorologiche e di illuminazione. ‘Schierati’ nello spazio anche la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa e il Korea Pathfinder Lunar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Coreana Kari con lo scopo di raccogliere immagini che documentino l’evento. Sono svariati i fattori che possono condizionare la resa delle immagini, come la tempistica orbitale e le condizioni di luminosità; in ogni caso, per la loro ricezione occorreranno diversi giorni.
In attesa di una conferma dell’evento, questa situazione pone il problema della presenza di detriti di origine umana sulla Luna: ad oggi, infatti, si stima che sul corpo celeste vi siano oltre 3mila oggetti e frammenti risalenti alle varie missioni di esplorazione, a partire da quelli della sonda russa Luna 2 del 1959. Questa forma di inquinamento non minaccia ecosistemi o esseri viventi; tuttavia, suscita preoccupazione nella comunità scientifica per vari motivi, tra cui la tutela dei siti storici del programma Apollo e di zone particolarmente pregevoli dal punto di vista geologico e soprattutto l’incolumità degli astronauti, nella prospettiva di future missioni umane e basi permanenti.
In alto: la Luna vista dalla navetta della missione Apollo 11. La foto è stata scattata durante il viaggio di ritorno (Crediti: Nasa)
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