Nel XVII secolo i pescatori sudamericani avevano notato il suo influsso sull’incremento della temperatura nelle acque costiere dell’Oceano Pacifico e sulla resa della pesca, attribuendogli il nomignolo cui lo conosciamo ancora oggi perché i suoi effetti si fanno sentire maggiormente nel periodo natalizio: si tratta di El Niño (nello specifico, El Niño-Oscillazione Meridionale – Enso, El Niño-Southern Oscillation), un fenomeno naturale che produce variazioni nelle temperature superficiali delle acque del Pacifico e può influire sugli schemi climatici a livello globale.
El Niño, che può causare precipitazioni intense in alcune aree della Terra e siccità in altre, dovrebbe tornare a farsi sentire nel corso di quest’anno: questo scenario emerge dai dati acquisiti dal satellite Sentinel-6 Michael Freilich, missione del programma Copernicus che vede la cooperazione di Commissione Europea, Esa, Eumetsat, Nasa e Noaa. Infatti, il satellite, in grado di misurare e mappare le distese marine con una precisione millimetrica, ha rilevato una vasta massa d’acqua che ha raggiunto il Pacifico al largo delle coste sudamericane: la massa è stata classificata come ‘onde di Kelvin’.
Queste onde, alte da 5 a 10 centimetri e ampie centinaia di chilometri, percorrono un tragitto che le conduce da ovest verso est fino a raggiungere il versante occidentale dei litorali sudamericani. Quando questi flussi prendono il via dall’equatore portano con sé acqua calda che, espandendosi, provoca un innalzamento del livello del mare. Le onde di Kelvin che si formano in primavera sono appunto considerate le ‘messaggere’ di El Niño: il fenomeno si sviluppa quando, nel corso di svariati mesi, queste onde si formano ripetutamente e l’acqua calda si accumula al largo delle coste di Colombia, Ecuador e Perù.
L’onda di Kelvin osservata quest’anno da Sentinel-6 è stata individuata quando era ancora piccola nei dintorni della Micronesia; il flutto si era formato alla fine di gennaio e a metà febbraio si era già dissolto, lasciando il posto a un ‘collega’ avvistato all’inizio di marzo. Il conseguente innalzamento del livello marino è stato rilevato a metà maggio nelle acque del Perù, con valori superiori di oltre 15 centimetri rispetto alla media a lungo termine. Gli scienziati continueranno a monitorare questi movimenti, soprattutto per comprendere come si potrà sviluppare El Niño: infatti – spiegano – ogni El Niño ha delle sue peculiarità, anche se quasi sempre il fenomeno si traduce in mesi caldi e in grandi cambiamenti nelle precipitazioni in diverse aree della Terra.
Sentinel-6 Michael Freilich – che deve parte del suo nome all’oceanografo che ha diretto la divisione di Scienze della Terra della Nasa dal 2006 al 2019 – è stato lanciato il 21 novembre 2020 dalla base di Vandenberg (Usa) e si è inserito in una lunga tradizione di osservazioni della superficie marina, avviata nei primi anni ’90 con la missione Topex-Poseidon (Nasa-Cnes).
In alto: l’onda di Kelvin osservata da Sentinel-6 Michael Freilich (Crediti: Nasa/Jpl-Clatech)
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