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Alberi e letteratura: due realtà apparentemente distanti che però sono state basilari per ricostruire un remoto e intenso evento solare, permettendo così alla comunità scientifica di aggiungere un nuovo tassello agli studi dedicati ai fenomeni di space weather del passato. L’evento in questione è stato classificato come Spe (Solar Proton Event), è avvenuto oltre 800 anni fa ed è il protagonista di un nuovo studio di Proceedings of the Japan Academy, Series B. L’indagine, svolta da un gruppo di lavoro multidisciplinare, è stata coordinata dall’Istituto di Scienza e Tecnologia di Okinawa (Giappone) e si è basata sia sull’analisi di testi letterari, sia sulle misurazioni del carbonio-14 su alberi fossili.

Gli eventi Spe si verificano quando i protoni emessi dal Sole sono lanciati a velocità molto elevate dal rilascio di energia estrema: questo rilascio può derivare da un brillamento solare o da un’onda d’urto proveniente da un’espulsione di massa coronale. Se i protoni raggiungono la Terra e riescono a insinuarsi nella regione ionosferica dell’atmosfera, producono un’ulteriore ionizzazione che può causare un forte aumento delle radiazioni, da cui possono derivare disturbi ai sistemi di comunicazione, ai satelliti e alle reti elettriche. Le società odierne sono altamente tecnologizzate: appare, dunque, fondamentale conoscere il più possibile i meccanismi sottesi ai fenomeni solari estremi, indagando anche le tracce di quelli avvenuti in passato.

Gli autori dell’articolo sono partiti dall’analisi di testi medievali per individuare l’arco di tempo su cui indirizzare le ricerche sugli alberi fossili. In particolari, il team ha utilizzato il “Meigetsuki”, la cronaca redatta dal poeta giapponese Fujiwara no Teika (1162–1241) dal 1180 circa fino a poco prima della morte. Alla data del 21 febbraio 1204, l’autore scrisse di aver visto un insolito fenomeno: durante la notte, i cieli a nord di Kyoto si erano improvvisamente colorati di rosso e, un paio di giorni dopo, la luce scarlatta si era ripresentata dopo il tramonto. Gli studiosi hanno consultato anche altri testi, soprattutto documenti storici dell’Asia nordorientale in cui si parlava di aurore e macchie solari e si sono poi centrati ad analizzare in dettaglio l’attività solare del periodo 1180-1220. Con queste testimonianze hanno successivamente sottoposto all’esame del carbonio-14 alcuni alberi della specie ‘asunaro’, i cui fossili sono stati rivenuti nel Giappone settentrionale: dall’analisi sono emersi picchi di carbonio-14 indicativi di un evento Spe sub-estremo, ovvero mediamente più lieve dei casi estremi ma comunque pericoloso.

Le informazioni ottenute sono state ulteriormente rifinite con analisi basate sulla dendrocronologia, ovvero un metodo di datazione che si fonda sul conteggio degli anelli di accrescimento annuale degli alberi. Al termine di questa ulteriore verifica, i ricercatori hanno collocato l’evento Spe in questione tra l’inverno del 1200 e la primavera del 1201, un periodo in cui aurore a bassa latitudine erano state osservate anche in Cina. Infine, gli studiosi hanno anche determinato che il Sole dell’epoca era molto più attivo rispetto a oggi e il suo ciclo durava solo sette o otto anni. «Gli Spe sub-estremi sono più difficili da rilevare – ha dichiarato Hiroko Miyakara, docente presso l’Istituto di Scienza e Tecnologia di Okinawa e prima autrice dello studio – ma il nostro metodo ci permette ora di identificarli in modo efficiente e di comprendere meglio le condizioni in cui è più probabile che si verifichino».

In alto: aurora boreale osservata in Giappome a Engaru, Hokkaido (Crediti: Tomohiro M. Nakayama) 

In basso: i campioni di asunaro (Crediti: Hiroko Miyahara/Istituto di Scienza e Tecnologia di Okinawa) 

I campioni di asunaro