Il telescopio spaziale Hubble potrebbe avere ancora molti anni di attività davanti a sé, ma la sua orbita si sta lentamente abbassando e il tempo per intervenire comincia a stringere. Per scongiurare la fine di uno degli osservatori astronomici più importanti della storia, la Nasa si è rivolta all’industria spaziale privata e vaglia soluzioni per prolungarne la vita operativa. Ma sta anche considerando, se sarà necessario, come gestire la dismissione in sicurezza.
Lanciato il 24 aprile 1990 a bordo dello Space Shuttle Discovery, Hubble osserva l’universo da oltre 36 anni. Frutto della collaborazione tra Nasa ed Esa, il telescopio ha rivoluzionato le nostre conoscenze del cosmo, contribuendo a misurare con maggiore precisione il tasso di espansione dell’universo, a studiare l’evoluzione delle galassie, la formazione delle stelle e i buchi neri supermassicci. Le sue osservazioni hanno inoltre avuto un ruolo fondamentale nello studio delle atmosfere dei pianeti extrasolari.
Nonostante l’età e i problemi tecnici accumulati nel corso degli anni, Hubble continua a produrre risultati scientifici di grande valore. Gli astronomi ancora oggi continuano a richiedere tempo osservativo a un ritmo sette volte superiore a quello effettivamente disponibile. Le sue capacità di osservazione nella luce visibile e ultravioletta lo rendono inoltre complementare al telescopio spaziale James Webb, progettato principalmente per osservare l’universo nell’infrarosso e lanciato nel 2021.
L’attuale posizione di Hubble però comporta un problema. Il telescopio si trova in orbita terrestre bassa (Leo), a un’altitudine di circa 470 chilometri. A queste quote, l’atmosfera terrestre è estremamente rarefatta, ma ancora sufficiente a esercitare una debole ma costante resistenza, che si traduce in una progressiva perdita di energia orbitale. La conseguenza di questo freno atmosferico è l’abbassamento dell’orbita.
Hubble si sta avvicinando alla Terra molto lentamente e non dispone di un sistema di propulsione autonomo per contrastare questo fenomeno. In passato si ricorreva agli Space Shuttle per innalzarne periodicamente l’orbita durante le missioni di manutenzione, ma l’ultimo intervento di questo tipo risale al 2002. Dopo l’ultima missione di manutenzione, effettuata nel 2009, e il ritiro degli Shuttle nel 2011, il telescopio è rimasto privo di questa possibilità.
A complicare la situazione ci sono anche i problemi tecnici legati all’invecchiamento dei suoi sistemi. Nel 2024, dopo il guasto a uno dei tre giroscopi ancora funzionanti, Hubble è passato a una modalità operativa che ne utilizza soltanto uno, continuando a svolgere osservazioni scientifiche, ma con alcune limitazioni.
Secondo le analisi della Nasa, se non verranno effettuati interventi, Hubble potrebbe rientrare nell’atmosfera terrestre tra il 2033 e il 2034.

L’astronauta Andrew Feustel mentre esegue un’attività extraveicolare per i lavori di manutenzione di Hubble, nell’ambito della “Servicing Mission 4” del maggio 2009. Questo è stato l’ultimo intervento di riparazione ed efficientamento effettuato dalla Nasa sul telescopio spaziale. (Crediti: Nasa)
Per affrontare il problema, il 29 ottobre scorso la Nasa ha pubblicato una Request for Information (Rfi), una richiesta rivolta alle aziende private per conoscere le loro capacità tecnologiche e valutare possibili missioni di intervento direttamente in orbita.
Le opzioni prese in considerazione dall’agenzia americana sono tre.
– La prima consiste nell’agganciare Hubble con un veicolo spaziale e portarlo dagli attuali 470 chilometri ad almeno 600 chilometri di quota, dove la resistenza atmosferica è minore, prolungandone così la permanenza nello Spazio.
– La seconda prevede, oltre all’innalzamento dell’orbita, una missione di manutenzione per migliorare le prestazioni del telescopio e aumentarne l’affidabilità operativa.
– La terza possibilità riguarda invece la fase conclusiva della missione: organizzare un rientro controllato nell’atmosfera terrestre oppure provvedere a una diversa forma di smaltimento orbitale, evitando che il telescopio cada sulla Terra in maniera incontrollata.
Le aziende interessate avranno tempo fino al 30 novembre per rispondere alla richiesta della Nasa. L’agenzia ha valutato che un eventuale intervento dovrebbe essere effettuato entro il 2032, cioè prima che l’abbassamento dell’orbita renda la situazione ancora più critica.
Non è la prima volta che si propongono soluzioni per prolungare la vita di Hubble. Nel settembre 2022, la Nasa aveva avviato uno studio di fattibilità con SpaceX e il programma Polaris per valutare la possibilità di utilizzare una capsula Crew Dragon per raggiungere il telescopio e innalzarlo a una quota superiore. Il progetto prevedeva di esaminare anche eventuali interventi di manutenzione, senza costi per l’agenzia spaziale americana.
Tra i promotori dell’iniziativa, nonché organizzatore del programma Polaris, figurava Jared Isaacman, imprenditore e astronauta privato oggi amministratore della Nasa. Nel dicembre dello stesso anno, l’agenzia aveva anche invitato altre aziende a presentare proposte, ricevendo otto risposte. Nel giugno 2024, tuttavia, la Nasa decise di non procedere con nessuna delle soluzioni presentate, a causa dei rischi per il telescopio e delle difficoltà tecnologiche ancora da superare.
L’agenzia americana ha recentemente tentato un’operazione simile anche per Swift, il telescopio spaziale dedicato allo studio dei lampi gamma, affidando a un veicolo robotico sviluppato da Katalyst Space Technologies il compito di innalzarne l’orbita. La missione però non è andata a buon fine a causa di problemi tecnici al veicolo, per cui Swift, ormai giunto al termine della sua attività scientifica, è destinato a rientrare nell’atmosfera il giorno 4 novembre, con un’incertezza di 11 ore.
Ora Isaacman rilancia la possibilità di affidarsi all’industria privata, che sta sviluppando nuove tecnologie per l’aggancio, la manutenzione e il recupero dei satelliti in orbita, per prolungare la vita di Hubble.
Per il momento, ancora non esiste una missione approvata: la Nasa sta raccogliendo informazioni per valutare la fattibilità tecnica ed economica delle diverse proposte.
Il futuro di Hubble resta quindi incerto, ma se una delle soluzioni per prolungarne la vita dovesse concretizzarsi, il telescopio potrebbe continuare ancora a lungo la sua esplorazione dell’universo, aggiungendo nuove scoperte a una straordinaria storia scientifica iniziata oltre tre decenni fa.
Guarda anche un video sul telescopio spaziale Swift, in caduta sulla Terra a causa del freno atmosferico 👉
Foto: Il Telescopio Spaziale Hubble in una foto del 2002, fatta dall’equipaggio dello Space Shuttle Columbia, in allontanamento dopo un intervento di manutenzione e installazione dell’ ‘Advanced Camera for Surveys’ (fotocamera avanzata per censimenti), che ha raddoppiato il campo visivo e velocizzato la registrazione delle informazioni rispetto alla Wide Field and Planetary Camera 2, già installata sul telescopio
Crediti: Nasa




