Per la prima volta, la sonda Hera dell’Esa è riuscita a distinguere i due asteroidi che compongono il sistema di Didymos, a circa 197 milioni di chilometri dalla Terra. Nelle osservazioni fatte finora apparivano come un unico punto luminoso, in un’immagine recente invece si vedono chiaramente i due corpi rocciosi. Appare, soprattutto, il più piccolo dei due, Dimorphos, colpito quattro anni fa dalla missione Dart della Nasa per sperimentare una tecnica di difesa planetaria (videoracconto in fondo alla pagina). Studiare nel dettaglio le conseguenze di quell’impatto è proprio l’obiettivo della missione Hera.

La prima immagine prodotta dalla sonda Hera in cui i due asteroidi del sistema Didymos si mostrano nitidamente separati. (Crediti: Esa)
L’immagine è stata acquisita il 18 ottobre scorso, quando Hera si trovava a circa 1.280 chilometri dai due asteroidi. All’inizio del mese, la sonda aveva effettuato due manovre di frenata, a una settimana di distanza l’una dall’altra, riducendo la propria velocità relativa rispetto ai suoi obiettivi a circa 20 metri al secondo. Questo le ha consentito di avvicinarsi in modo graduale e controllato.
Lo strumento utilizzato per la ripresa è l’Asteroid Framing Camera (Afc), una fotocamera che produce immagini in bianco e nero, in luce visibile, con un sensore 1020 × 1020 pixel. Nella foto, Dimorphos occupa ancora appena un pixel, ma è già distinguibile da Didymos. Quest’ultimo ha un diametro di circa 780 metri, mentre Dimorphos misura appena 151 metri. Il più piccolo dei due orbita attorno al corpo principale a una distanza media di circa 1,15 chilometri, muovendosi a una velocità di appena 18 centimetri al secondo.
Da ora, man mano che la sonda si avvicinerà ai due asteroidi, le osservazioni diventeranno sempre più nitide.
Le prime immagini dettagliate di Dimorphos sono attese per il 25 novembre. Sarà un momento particolarmente importante per la missione europea, perché potrà studiare da distanza ravvicinata le conseguenze di un esperimento senza precedenti. Il 26 settembre 2022, infatti, la sonda Dart della Nasa si schiantò deliberatamente contro Dimorphos a una velocità di 6,1 chilometri al secondo, per dimostrare che era possibile alterare l’orbita di un corpo celeste mediante un impatto controllato.
La missione fu un successo: lo scontro proiettò nello spazio una nube di detriti che si estese per circa 10.000 chilometri e modificò il periodo orbitale dell’asteroide, accorciandolo di circa 33 minuti. Per la prima volta, l’umanità era riuscita a deviare un corpo celeste dalla sua traiettoria.

Le dimensioni di Dimorphos (a sinistra) e Didymos paragonate con la Torre Eiffel di Parigi (Crediti: Esa-Science Office)
Nonostante il successo di Dart, agli scienziati restano ancora molte domande a cui rispondere. L’impatto ha scavato un cratere oppure ha modificato profondamente la forma dell’asteroide? Quali sono la sua massa, la struttura interna e la composizione? E perché la deviazione osservata è stata molto superiore a quella prevista dalle simulazioni?
Nei prossimi mesi Hera cercherà di rispondere a queste domande, avvicinandosi progressivamente a Dimorphos (Close Observation Phase) fino a raggiungere, secondo il programma della missione, una distanza di appena un chilometro dalla sua superficie. Non solo: Hera rilascerà anche due piccoli satelliti CubeSat, grandi all’incirca come scatole da scarpe, per effettuare osservazioni ancora più ravvicinate.
Il primo, chiamato Milani, è stato realizzato a Torino da Tyvak International con il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana e studierà la composizione della superficie di Dimorphos e le polveri che lo circondano. Il secondo, Juventas, sviluppato da GomSpace in Lussemburgo, utilizzerà un radar per esplorare la struttura interna dell’asteroide e tenterà infine un atterraggio sulla sua superficie.
Guarda anche una video sulla la missione Dart, con le immagini dell’impatto riprese da LiciaCube, nanosatellite realizzato da Argotec su commissione dell’Agenzia Spaziale Italiana 👉
Immagine in cima alla pagina: Ricostruzione artistica della sonda Hera in avvicinamento all’asteroide Didymos
Crediti: Esa-Science Office




