L’acqua del Pacifico sta cambiando colore. In alcune regioni equatoriali non ha più le caratteristiche tonalità verdastre e tende a diventare sempre più blu. Si tratta di una delle conseguenze di El Niño, un evento climatico naturale che si manifesta generalmente ogni due-sette anni ed è caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del più grande oceano della Terra. Le osservazioni satellitari documentano altre trasformazioni rapide: nel Pacifico orientale le temperature superficiali hanno già raggiunto valori superiori di circa 1,7 gradi rispetto alla media e il livello del mare è aumentato di decine di centimetri in alcune aree.
Il confronto tra il 2025, caratterizzato da una debole La Niña, e il 2026 mostra l’evoluzione delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico. La visualizzazione è stata realizzata utilizzando dati raccolti da strumenti satellitari, boe oceanografiche e sensori installati sulle navi. (Crediti: Nasa Scientific Visualization Studio)
A registrare questo cambiamento di colore è stato Pace (Plankton, Aerosol, Cloud, ocean Ecosystem), il satellite della Nasa che studia gli ecosistemi oceanici attraverso le variazioni del colore del mare. Le sue osservazioni rivelano una progressiva diminuzione del fitoplancton, l’insieme degli organismi microscopici fotosintetici che costituiscono la base della rete alimentare marina e contribuiscono a conferire all’acqua le sue tonalità verdastre.
Il cambiamento è legato proprio al riscaldamento delle acque. El Niño si presenta generalmente insieme all’indebolimento degli alisei, i venti che soffiano lungo l’equatore dalle Americhe verso l’Asia, favorendo lo spostamento delle acque calde verso il Pacifico orientale. Qui, normalmente, la risalita di acque profonde fredde e ricche di nutrienti alimenta la proliferazione del fitoplancton. Durante El Niño, invece, questo processo, chiamato upwelling, si riduce e con esso la disponibilità di sostanze nutritive.
La minore disponibilità di nutrienti ha possibili ripercussioni sull’intera rete alimentare marina. Pesci e altri organismi potrebbero essere costretti a spostarsi verso nuove aree in cerca di cibo.
Grazie all’Ocean Color Instrument, che osserva l’oceano attraverso centinaia di lunghezze d’onda, il satellite Nasa Pace, lanciato nel 2024, segue per la prima volta un episodio di El Niño. Il confronto tra le mappe del 2025 e del 2026 mostra la progressiva riduzione delle aree verdi del Pacifico equatoriale, sostituite da tonalità sempre più blu. (Crediti: Nasa Scientific Visualization Studio)
Il cambiamento di colore è soltanto uno degli effetti visibili dallo spazio. L’enorme quantità di acqua calda che si sposta attraverso il Pacifico modifica anche il livello del mare, sia per la redistribuzione delle masse d’acqua sia per la loro espansione dovuta al riscaldamento.
Un contributo è giunto anche dai satelliti Sentinel-6, che fanno parte della missione Sentinel-6/Jason-Cs (Continuity of Service), sviluppata congiuntamente da Nasa, Esa, Unione Europea, Eumetsat e Noaa; la missione, che ha anche un finanziamento della Commissione Europea, si avvale del supporto tecnico dell’agenzia spaziale francese Cnes.
I Sentinel-6, che fanno parte anche del programma europeo Copernicus, hanno rilevato nel Pacifico orientale un innalzamento fino a 30-40 centimetri rispetto alla norma, mentre nelle acque attorno all’Indonesia e all’Australia settentrionale il livello risultava inferiore di 15-20 centimetri.
I primi segnali di questa redistribuzione erano comparsi già a gennaio, quando i satelliti avevano individuato nei pressi della Micronesia una grande onda di Kelvin, una perturbazione oceanica che si propaga lungo l’equatore da ovest verso est, favorendo lo spostamento delle acque calde per migliaia di chilometri. Ad aprile aveva raggiunto il Pacifico orientale, contribuendo al riscaldamento delle acque e alle variazioni del livello del mare osservate dai satelliti.
I Sentinel-6 sono dotati di altimetri radar e misurano con estrema precisione l’altezza della superficie oceanica, proseguendo una serie di osservazioni iniziata nel 1993. I loro dati, combinati con quelli di Pace e degli altri satelliti per l’osservazione della Terra, permettono agli scienziati di seguire l’evoluzione di El Niño e comprenderne gli effetti.
Il confronto tra il 2025, caratterizzato da una debole La Niña, e il 2026 mostra le variazioni del livello del mare nell’Oceano Pacifico. Le aree blu indicano livelli inferiori alla norma, quelle arancioni e rosse livelli superiori. La visualizzazione è stata realizzata con i dati altimetrici dei satelliti Sentinel-6, che misurano l’altezza della superficie oceanica ogni dieci giorni, con una precisione di frazioni di pollice. (Crediti: Nasa Scientific Visualization Studio)
Le conseguenze non si limitano al Pacifico. Le acque più calde trasferiscono calore e umidità all’atmosfera, modificando la circolazione dei venti e la distribuzione delle precipitazioni su scala globale. El Niño può così favorire siccità in alcune regioni, piogge intense e inondazioni in altre, con ripercussioni sull’agricoltura, sugli ecosistemi e sulle comunità costiere.
Secondo l’agenzia governativa statunitense Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), esiste una probabilità dell’83% che, nel trimestre ottobre-dicembre 2026, El Niño raggiunga un’intensità superiore a quella di tutti gli episodi registrati dal 1950. Una previsione che, se confermata, renderebbe quello attuale un evento senza precedenti negli ultimi 76 anni.
Guarda anche un video che spiega l’attività di Sentinel-6, satellite del programma europeo Copernicus per l’osservazione della Terra 👉
Foto in cima alla pagina: Una visualizzazione su mappa dei dati rilevati il 25 agosto scorso dal Servizio Marino Copernicus
Crediti: Esa ed Eumetsat per conto dell’Unione Europea




