Si trova in Indonesia, tra le isole di Giava e Sumatra, il suo nome evoca il Krakatau, vulcano che nel 1883 si rese protagonista di una delle eruzioni più intense mai avvenute nella storia dell’umanità, e, anche se in misura minore, si è fatto sentire: il ‘brontolone’ in questione è l’Anak Krakatau, un piccolo vulcano situato sull’omonima isola, la cui recente eruzione è stata ripresa da una pluralità di satelliti.

L’attività del Anak Krakatau, il cui nome significa ‘Figlio del Krakatau’, è in genere moderata, ma occasionalmente si mostra più energica: è il caso appunto dell’ultima eruzione, iniziata lo scorso 4 settembre e durata più di 24 ore. Le intemperanze del vulcano non sono sfuggite ad alcuni satelliti per Osservazione della Terra che si trovavano a sorvolare la zona: in particolare, sono state colte dallo sguardo acuto di Sentinel-3 del programma europeo Copernicus, Landsat 8 di Nasa e Usgs (United States Geological Survey) e Suomi Npp di Nasa e Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration).

Nell’immagine in alto, acquisita da Sentinel-3, è evidente una colonna di fumo bianco emessa dal vulcano e costituita da una miscela di vapore acqueo, anidride carbonica e anidride solforosa; il pennacchio emerge da ceneri e altri detriti vulcanici, visibili a quote inferiori sotto forma di nubi scure. Nello specifico, l’immagine è stata realizzata dallo strumento ottico Olci (Ocean and Land Colour Instrument), che dispone di 21 bande spettrali distinte in grado di rilevare dati sul colore dell’oceano e sulla vegetazione.

Landsat 8 ha prodotto l’immagine in basso a sinistra con lo strumento Oli (Operational Land Imager), centrata soprattutto sul pennacchio e sui detriti, mentre si ha una visuale più ampia nella foto in basso a destra, opera di Suomi Npp. Il suo strumento Viirs (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite) ha inquadrato il materiale vulcanico mentre si disperde su una vasta area.

Secondo le misurazioni effettuate dalla Bmkg, l’agenzia meteorologica indonesiana, le ceneri hanno raggiunto altitudini ragguardevoli (6mila metri a est del vulcano e 15mila a ovest), al punto da causare pesanti disagi al traffico aereo con la cancellazione di quasi 3mila voli. Le emissioni vulcaniche, inoltre, hanno influito pesantemente sulla qualità dell’aria: le ceneri sono ricadute sulla città di Giacarta e su altre aree densamente abitate della parte occidentale dell’isola di Giava, comportando seri rischi per la salute della popolazione. Lo ‘sfogo’ dell’Anal Krakatau si è attenuato lo scorso 6 settembre, rientrando nei parametri di una tipica eruzione stromboliana, ovvero caratterizzata da emissioni intermittenti di cenere e materiale vulcanico.

In alto: l’eruzione osservata da Sentinel-3 (Crediti: contiene dati modificati Copernicus Sentinel – 2026, processati da Esa) 

In basso: a sinistra) dettaglio del pennacchio e delle ceneri osservato da Landsat 8 – a destra) l’eruzione osservata da Suomi Npp (Crediti per ambedue le foto: Nasa Earth Observatory/Michala Garrison)

 

 

 

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