È entrato in gioco nello scorso mese di giugno e le prime conseguenze si stanno già manifestando sul fitoplancton e, a valle, sull’intera rete alimentare marina: il protagonista di questo scenario è El Niño (nello specifico, El Niño-Oscillazione Meridionale – Enso, El Niño-Southern Oscillation), un fenomeno naturale che genera variazioni nelle temperature superficiali delle acque dell’Oceano Pacifico e può influire sugli schemi climatici a livello globale.

El Niño è in grado di scatenare una serie di eventi estremi, anche su scala regionale, che spaziano dalle inondazioni persino in zone aride, all’instabilità dei monsoni fino ai cambiamenti nei meccanismi dei cicloni tropicali. Gli studiosi dell’agenzia statunitense Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) ritengono che El Niño continuerà a rinforzarsi sino alla fine dell’anno corrente e avrà probabilità molto elevate di perdurare sino all’inizio della primavera del 2027 nell’emisfero settentrionale.

Un fenomeno così articolato è da tempo oggetto di osservazioni satellitari e torna oggi alla ribalta proprio per uno di questi monitoraggi, effettuato dalla missione Pace (Plankton, Aerosol, Cloud, ocean Ecosystem) della Nasa; il satellite, lanciato da un Falcon 9 l’8 febbraio 2024, è stato progettato per approfondire la conoscenza degli oceani e dell’atmosfera, misurando vari parametri tra cui il fitoplancton. Con questo termine si indica un insieme di varie specie di alghe unicellulari che vivono in sospensione nelle acque marine e costituiscono un fondamentale nutriente per le forme di vita degli ecosistemi acquatici.

Un raffronto tra i dati acquisiti da Pace, con lo strumento Oci (Ocean Color Instrument), nel giugno 2025 e nello stesso mese del 2026 mostra chiaramente un passaggio da una situazione tranquilla ad un’altra in cui El Niño si stava già manifestando. La differenza più marcata tra i due scenari è evidente all’altezza del Pacifico centrale, all’incirca nei pressi dell’Equatore: nel 2026 le concentrazioni di clorofilla-a, un indicatore dell’abbondanza di fitoplancton, appaiono decisamente inferiori. Infatti, a causa di El Niño, gli alisei equatoriali orientali si indeboliscono, il calore della superficie oceanica penetra in profondità e viene bloccata la risalita di acqua fredda e ricca di sostanze nutritive che innesca la crescita del fitoplancton.

La riduzione di questo insieme di alghe ha delle ripercussioni a catena sull’intera rete alimentare marina, anche nelle regioni costiere: diminuisce così la disponibilità di cibo per lo zooplancton e per la fauna acquatica (pesci in primis, ma anche uccelli e mammiferi). Questi processi si ripercuotono anche sulle attività economiche connesse al mare, come la pesca. La situazione cambia nei mesi successivi al temine di El Niño, quando può verificarsi un ‘rimbalzo’ della clorofilla, ovvero un’intensa ripresa della crescita della clorofilla e quindi del fitoplancton che può portare anche all’incremento della popolazione ittica. Il fenomeno può essere connesso sia a La Niña, la fase fredda del ciclo Enso, sia alle elevate concentrazioni di ferro portate dalle correnti.

La missione Pace potrà monitorare l’intero ciclo Enso e raccogliere misurazioni iperspettrali con cadenza quasi giornaliera. «La comunità scientifica sarà in grado di osservare questo El Niño con dati che coprono un numero di lunghezze d’onda senza precedenti», hanno commentato Matthew Kehrli e Graham Trolley, oceanografi del Centro Goddard della Nasa, al lavoro sui dati di Pace.

In alto: il satellite Pace (Crediti: Nasa) 

In basso: confronto tra i dati della concentrazione della clorofilla acquisiti da Pace nel 2025, a sinistra, e nel 2026, a destra (Crediti: Nasa Earth Observatory immagini di Michala Garrison, realizzate con i dati Pace dal Nasa Ocean Biology Distributed Active Archive Center Ob.Daac e processate da Matthew Kehrli)

Raffronto della clorofilla marina tra i dati 2025 e quelli 2026

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