A due mesi dall’evento Ignition, in cui aveva introdotto le nuove iniziative della National Space Policy americana, la Nasa torna a parlare del futuro del suo programma di esplorazione lunare. In una conferenza stampa tenutasi ieri, i vertici dell’ente spaziale Usa hanno presentato le fasi in cui si articolerà lo sviluppo della Moon Base, il primo insediamento umano permanente su un altro corpo celeste.

Jared Isaacman, l’amministratore della Nasa entrato in carica lo scorso 18 dicembre, ha spiegato che le prossime missioni del programma Clps (Commercial Lunar Payload Services) sono state rinominate ‘Moon Base’ e destinate a essere propedeutiche alla costruzione della base. Le missioni in questione sono tre, i cui protagonisti saranno altrettanti lander che porteranno sulla Luna sia carichi scientifici, sia tecnologie innovative da testare per avviare il futuro insediamento.

La prima missione, Moon Base 1, dovrebbe partire non prima del prossimo autunno; il lander che verrà utilizzato è Endurance Blue Moon Mark 1 di Blue Origin, che scenderà sulla Shackleton Connecting Ridge per mettere alla prova le tecnologie necessarie per ridurre i rischi durante la delicata fase dell’allunaggio. I suoi carichi scientifici sono Scalpss (Stereo Cameras for Lunar Plume-Surface Studies), un sistema di fotocamere ad alta risoluzione che acquisirà le immagini della discesa e dell’allunaggio di Mk1 per studiare le interazioni tra il vapore prodotto dal lander e la superficie lunare, e Lra (Lunar Retroreflective Array), uno strumento che si basa sulla luce laser riflessa per aiutare i veicoli spaziali a determinare la posizione precisa del lander.

Il lancio della seconda missione, Moon Base 2, è previsto per la fine del 2026; il lander che verrà impiegato è Griffin di Astrobotic che porterà con sé il rover Filp, sviluppato dalla Astrolab. Il rover è stato progettato come piattaforma mobile per il trasporto di strumenti scientifici e banco di prova per i sistemi di mobilità che verranno utilizzati per i futuri veicoli lunari (Ltv).

È prevista per quest’anno anche la partenza della terza missione, Moon Base 3, il cui lander sarà Nova-C Trinity di Intuitive Machines. Il suo principale carico utile sarà Lunar Vertex, il cui compito sarà studiare le ‘spirali lunari’ (lunar swirls), ovvero le macchie luminose che caratterizzano il ‘volto’ del nostro satellite naturale. Lo studio servirà per comprendere meglio l’evoluzione della superficie lunare e per approfondire il comportamento dei materiali in condizioni estreme. Moon Base 3 avrà a bordo anche payload dell’Esa e del Korea Astronomy and Space Science Institute.

A queste prime tre missioni ne faranno seguito altre, che saranno annunciate nel corso di quest’anno e che sono state ideate per acquisire informazioni preziose, anche in termini di sicurezza, per i futuri viaggi con equipaggio del programma Artemis.

Durante la conferenza stampa, inoltre, è stata comunicata l’assegnazione di alcuni contratti per le attività di trasporto e di costruzione di rover lunari. Le aziende contraenti sono Blue Origin, per il trasporto dei veicoli di tipo Ltv, Astrolab e Lunar Outpost, ambedue per lo sviluppo dei rover. Infine, la Nasa ha fornito aggiornamenti anche su MoonFall, missione che prevede l’utilizzo di droni destinati a esplorare la superficie della Luna per individuare i siti di allunaggio più idonei per gli astronauti del programma Artemis. I droni, sviluppati dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa, saranno trasportati da un’apposita navetta dell’azienda Firefly Aerospace, anch’essa assegnataria di un contratto.

In alto: da sinistra a destra, i modelli del lander lunare Blue Origin Mark 1, del rover lunare con equipaggio Astrolab, del rover Lunar Outpost Pegasus e dell’orbiter Firely Elytra Dark, mostrati durante la conferenza stampa (Crediti: Nasa/Aubrey Gemignani)

In basso: infografica relativa alle fasi di costruzione della Moon Base (Crediti: Nasa/Edmy S. Cruz Reyes)

Timeline della base lunare

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