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First Man, la recensione

First Man, la recensione

di Paolo D’Angelo

Il 20 luglio del 1969 segna il cambiamento radicale della nostra percezione del mondo: Neil Armstrong è il primo uomo a mettere piede su di un altro corpo celeste. Il mondo intero, improvvisamente nello spazio di una notte, è entrato nel futuro. Questo avvenimento storico è anche l’epilogo del film First Man. Il Primo Uomo, il racconto, nudo senza essere celebrativo, della vita di un pilota che diventò il più famoso astronauta della storia. Il film è tratto dall’unica biografia autorizzata dallo stesso astronauta americano dal titolo “First Man, the life of Neil Armstrong” scritto da James Hansen ora tradotto anche in italiano dalla Rizzoli con il titolo “Il primo uomo”.

Una pellicola che sembra in odore di Oscar anche per il tempismo della sua uscita oltre che per il valore artistico. È indubbiamente un bel film, più che godibile, che appare però a volte troppo lento nelle scene e che si sofferma, purtroppo, solo sulle amare esperienze vissute Neil Armstrong. La prematurissima scomparsa della figlia Karen, la morte di alcuni colleghi come Elliot See e Ed White, la sua prima terribile esperienza di volo a bordo della Gemini 8, durante la quale una seria avaria che costringe lui ed il suo collega Dave Scott, ad un rientro di emergenza. Un modo, forse eccessivo, per rappresentare un uomo freddo, razionale. Il film è un racconto lineare, scadenzato per anno, di tutto ciò che dal 1962 accade nella sua vita professionale e privata. Perfetto nel ruolo di colui che non deve far trapelare nessun sentimento, Roy Gosling, oscar per La la land, insieme al regista con cui aveva condiviso l’avventura, incarna lo stereotipo dell’astronauta che non deve cedere alle emozioni se non in pochi momenti personali, come le immagini che ritraggono il protagonista in un momento estremamente emotivo, quando atterrato sul suolo lunare, di fronte ad un grande cratere, getta la catenina della figlia scomparsa. Scena che sembra poco attinente alla realtà perché nelle missioni lunari, ma in particolare quella dell’Apollo 11, non erano concessi agli astronauti lunghi minuti di privata riflessione.

Neil Armstrong ha avuto, come tutti nella vita, momenti meno drammatici, ma evidentemente si è cercato di dare enfasi all’uomo che nonostante le avversità della vita è giunto per primo sulla Luna.  Accanto a lui nella pellicola la superba recitazione di Claire Foy nelle vesti della moglie Janet.

Un ultimo commento riguarda le scene girate a bordo delle navicelle spaziali Gemini e Apollo. Evidentemente sono stati utilizzati dei vecchi simulatori della NASA. Curioso però che prima di iniziare le riprese non siano stati puliti o ridipinti perché si vedono spesso viti arrugginite e manopole annerite. Come appaiono eccessivamente malridotte le condizioni del bagno per gli aspiranti astronauti. C’è da ammettere però che le scene risultano estremamente fedeli, fantastica l’apertura del film sull’X15, probabilmente perché realizzate con la consulenza di familiari ed esperti.

Il film è inoltre costellato di camei alcuni dei quali interpretati dagli stessi figli di Armstrong e da alcuni controllori di volo risalenti agli anni d’oro della conquista della Luna.

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