Tra meno di un anno celebrerà mezzo secolo nello spazio e anche se ogni tanto accusa qualche ‘acciacco’, grazie alle cure del suo team prosegue imperterrita il cammino nello spazio interstellare: la coriacea viaggiatrice è la sonda Voyager 1 della Nasa, che a breve conseguirà un nuovo primato.
Infatti, la sonda, lanciata il 5 settembre 1977 con l’obiettivo di esplorare il Sistema Solare esterno, sta viaggiando a una velocità di 61.155 chilometri orari e il prossimo 18 novembre si troverà a una distanza di 25,89 miliardi di chilometri dalla Terra, pari a un ‘giorno luce’ ovvero lo spazio che la luce percorre in 24 ore. Il raggiungimento di questa distanza non comporterà particolari cambiamenti per la sonda, a parte una maggiore durata dei tempi per le comunicazioni con il segmento di terra: Voyager 1 continuerà a operare come di consueto in un ambiente circostante che le è già ‘conosciuto’.
La longevità della sonda si deve sia alle misure intraprese dai tecnici della Nasa per risparmiare la sua energia, sia ai loro interventi ‘curativi’, effettuati quando si è presentato qualche imprevisto. Nello specifico, durante lo scorso mese di settembre, gli ingegneri hanno spento tre dispositivi di Voyager 1, adottando soluzioni alternative per ridurre i consumi energetici e garantire un’adeguata distribuzione del calore al suo interno; l’operazione, denominata ‘Big Bang’, consentirà agli strumenti scientifici ancora attivi sulla sonda di avere una vita operativa più ampia.
Pochi giorni fa, invece, si è verificato un piccolo imprevisto che si è risolto positivamente senza l’intervento dei tecnici: il 18 e il 19 ottobre si è brevemente interrotto il contatto con Voyager 1 nel corso di due tentativi di comunicazione programmata. Il 20 ottobre la connessione tra la sonda e il suo segmento di terra è ripreso regolarmente; tuttavia, gli ingegneri hanno cercato di capire cosa abbia prodotto la breve sospensione e hanno rilevato che un gruppo di propulsori non ha funzionato e che si è attivato automaticamente un sistema di backup. Si tratta di una procedura di sicurezza programmata, che entra in funzione quando i computer di bordo rilevano un’anomalia: la sonda passa così a una configurazione stabile e sospende le normali operazioni, lasciando ai tecnici il tempo necessario per diagnosticare il problema e intervenire.
Voyager 1, quindi, è di nuovo in forma e, si prepara a festeggiare, tra poco meno di tre settimane, un nuovo record: diventerà infatti la prima sonda a trovarsi a un giorno luce dal nostro pianeta.
In alto: la sonda Voyager 1 (Elaborazione artistica – crediti: Nasa/Jpl-Caltech)
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