È iniziata la fase scientifica di Pandora, la nuova missione della Nasa dedicata allo studio degli esopianeti, i mondi che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole. Lanciato lo scorso 11 gennaio, Pandora è un piccolo satellite con un grande obiettivo: determinare la composizione delle atmosfere di almeno 20 esopianeti, verificando anche la presenza di foschie, nubi e acqua.
Per farlo, la missione sfrutterà il metodo dei transiti, eventi durante i quali un pianeta, passando davanti alla propria stella lungo la nostra linea di vista, provoca una minuscola diminuzione della sua luminosità. Una parte della luce stellare attraversa però l’atmosfera del pianeta prima di raggiungere i telescopi. Analizzando questa luce a diverse lunghezze d’onda, è possibile individuare tracce degli elementi e dei composti presenti nell’atmosfera planetaria.
Ma c’è un problema: anche la stella può interferire con questo segnale. Macchie e regioni attive sulla sua superficie possono infatti modificare lo spettro della luce che osserviamo, arrivando ad attenuare o persino a simulare alcune delle caratteristiche che appartengono invece all’atmosfera del pianeta. Pandora effettuerà quindi contemporaneamente osservazioni nella luce visibile e nell’infrarosso, così da distinguere più nettamente il contributo della stella da quello del pianeta.
Questi dati permetteranno inoltre agli astronomi di interpretare meglio anche le osservazioni del telescopio spaziale James Webb e di preparare il terreno in vista di future missioni per studiare mondi potenzialmente abitabili al di là del nostro Sistema Solare.
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