Mentre prosegue la sua lenta risalita del Monte Sharp, il rover della Nasa Curiosity si è trovato davanti uno dei paesaggi più insoliti osservati nei suoi quasi quattordici anni di esplorazione del Pianeta Rosso. In una zona soprannominata Valle Grande, il rover ha fotografato un’estesa superficie ricoperta da minuscole fratture poligonali, un immenso reticolo geometrico che si sviluppa in ogni direzione fino al limite dell’orizzonte.

Strutture di questo tipo non sono una novità, erano già state individuate in passato, sebbene sempre in piccoli affioramenti. Questa volta, invece, il terreno appare come un’immensa distesa continua, tanto da avvolgere anche i fianchi di un rilievo alto circa sei metri, chiamato Miraflores. Le immagini sono state raccolte il 19 e 20 giugno, cioè durante il 4.930° e 4.931° sol della missione.

Le singole celle del reticolo misurano tra quattro e otto centimetri, ma la loro ripetizione crea un paesaggio dall’aspetto quasi artificiale. Questa estensione eccezionale ha naturalmente sorpreso gli scienziati, che non avevano mai osservato una concentrazione così ampia di queste strutture geologiche: «Attraverso gli occhi di Curiosity abbiamo visto molti paesaggi affascinanti, ma questo mare di poligoni ci ha lasciati senza fiato», ha commentato Ashwin Vasavada, responsabile scientifico della missione presso il Jet Propulsion Laboratory della Nasa. Il team sta analizzando la forma e la composizione chimica delle rocce nella speranza di riuscire a comprendere gli eventi che hanno dato origine a questa particolare conformazione del terreno.

Altre formazioni a nido d'ape scoperte dal rover Curiosity nel 2021, in una zona chiamata Pontours. Il pattern di esagoni è evidenziato a destra e dimostra un'alternanza di cicli di umidità e aridità, su lunghe scale temporali, nel passato di Marte(Crediti: Nasa/ Jpl-Caltech/ Msss/ Irap)

Altre formazioni a nido d’ape scoperte dal rover Curiosity nel 2021, in una zona chiamata Pontours. Il pattern di esagoni è evidenziato a destra e dimostra un’alternanza di cicli di umidità e aridità, su lunghe scale temporali, nel passato di Marte (Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss/Irap)

Una possibile spiegazione è che alcuni di questi poligoni siano il risultato dell‘essiccamento di antichi sedimenti fangosi, un fenomeno già osservato in altre aree di Marte. Tuttavia, gli scienziati sottolineano che esistono anche altri meccanismi in grado di produrre strutture simili. Per esempio, ripetuti cicli di riscaldamento e raffreddamento della superficie, oppure la compressione dei sedimenti durante il loro seppellimento. Le analisi sono ancora nelle prime fasi, quindi per il momento non è possibile stabilire con certezza quale processo abbia modellato il paesaggio di Valle Grande in una configurazione così peculiare.

La risalita di Curiosity del Monte Sharp era stata pensata proprio per scoperte di questo tipo. Gli scienziati considerano questa montagna una sorta di archivio geologico, dove ogni strato di roccia racconta un diverso capitolo della storia di Marte. Salendo lentamente lungo le sue pendici, Curiosity attraversa depositi formatisi in epoche differenti, raccogliendo informazioni utili per ricostruire i cambiamenti climatici nel tempo, la presenza di acqua e le condizioni ambientali del pianeta.

La scoperta si aggiunge alla lunga serie di risultati ottenuti da Curiosity dal suo atterraggio, avvenuto il 5 agosto 2012. Nel corso della missione il rover ha trovato cristalli di zolfo, meteoriti e numerose tracce dell’antica storia geologica del pianeta. Soprattutto, ha dimostrato che miliardi di anni fa Marte possedeva acqua liquida, gli elementi chimici essenziali e nutrienti sufficienti a rendere il suo ambiente potenzialmente abitabile per forme di vita microbica.

 

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Immagine in cima alla pagina: Una porzione della distesa di fratture poligonali a forma di nido d’ape in cui si è imbattuto il rover Curiosity.
Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss

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