Il veicolo spaziale Link, sviluppato da Katalyst Space Technologies e lanciato il 3 luglio scorso per innalzare l’orbita dell’osservatorio Neil Gehrels Swift Observatory della Nasa, sta affrontando alcuni problemi al controllo dell’assetto che potrebbero compromettere l’intera missione. Negli ultimi giorni è anche entrato in rotazione incontrollata su più assi, una condizione che incide temporaneamente anche sulle comunicazioni con la Terra. Nonostante queste anomalie, l’azienda sostiene che esista ancora un percorso praticabile per raggiungere Swift e completare gli obiettivi con successo.
Portato nello spazio da un razzo Pegasus XL, Link ha un obiettivo ambizioso: raggiungere il satellite Swift, agganciarsi a esso e spingerlo verso un’orbita più distante dalla Terra di quella attuale. Si tratta di un’operazione mai tentata prima su un osservatorio scientifico della Nasa e, al di là del tentativo di salvarlo, evitando il rientro incontrollato nell’atmosfera terrestre, rappresenta un importante banco di prova per le future tecnologie di manutenzione e assistenza ai satelliti in orbita.
Operativo dal 2004, Swift è stato progettato per individuare e osservare i lampi di raggi gamma (Gamma-Ray Burst, Grb), che sono tra gli eventi più energetici dell’universo. Nel corso di oltre vent’anni di attività, inoltre, il satellite è diventato uno strumento fondamentale anche per lo studio di supernove, stelle di neutroni, buchi neri e numerosi fenomeni transienti.
Il problema è che Swift non ha un sistema di propulsione montato a bordo che gli consenta di variare la sua posizione in autonomia. La sua orbita si sta progressivamente abbassando di quota a causa del debole attrito con gli strati più esterni dell’atmosfera terrestre. Senza un intervento che lo riporti a una distanza di sicurezza, il satellite continuerebbe a perdere quota, rientrando nell’atmosfera tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.
Per non perdere un osservatorio importante e ancora pienamente operativo, nel settembre 2025 la Nasa ha affidato a Katalyst Space Technologies un contratto da 30 milioni di dollari per tentare una missione di ‘reboost’, cioè di innalzamento dell’orbita.
Durante le prime settimane dopo il lancio tutto sembrava procedere secondo i piani: il 15 luglio Katalyst aveva annunciato di aver completato con successo le verifiche iniziali e di aver stabilizzato il veicolo. L’azienda, tuttavia, aveva anche riferito di aver riscontrato alcune anomalie durante le prime fasi dell’attività di commissioning: c’erano problemi sia al controllo dell’assetto che nelle comunicazioni. Entrambi, però, erano stati corretti grazie ad aggiornamenti del software di bordo e delle procedure operative, consentendo a Link di mantenere nuovamente un orientamento stabile sui tre assi.
Successivamente, il 24 luglio, sono stati avviati i test dei propulsori elettrici: due brevi accensioni hanno innalzato l’orbita del veicolo di circa 2 chilometri. Una prova necessaria in vista delle lunghe e precise manovre previste nella fase di avvicinamento a Swift.
Anche in quell’occasione Katalyst ha riscontrato che i sistemi principali del veicolo, comprese le comunicazioni, la propulsione e il sistema robotico destinato ad agganciare il satellite, stavano ancora funzionando regolarmente.
L’ultimo aggiornamento, diffuso il 28 luglio, descrive invece uno scenario molto più complesso. Nelle ultime 72 ore, ancora in fase di commissioning, il veicolo ha sviluppato nuovi problemi al controllo dell’assetto ed è entrato in una rotazione incontrollata su più assi. La perdita di stabilità ha provocato una temporanea interruzione dei segnali per le comunicazioni con la Terra, imponendo il riavvio del computer di bordo.
Secondo Katalyst, due delle tre ruote di reazione utilizzate per orientare il veicolo non sono più attive, mentre i propulsori del Reaction Control System (Rcs) risultano ancora parzialmente operativi. Si tratta di un guasto significativo, perché questi sistemi sono essenziali per mantenere il corretto orientamento del satellite durante le manovre di avvicinamento e attracco.
L’azienda ha comunque spiegato di aver già iniziato una serie di accensioni dei propulsori elettrici orientabili per rallentare la rotazione del veicolo e riportarlo in una configurazione stabile. Una volta recuperato il controllo dell’assetto, il piano prevede di aggiornare i sistemi di guida, navigazione e controllo per adattarli alla nuova configurazione del satellite.
Si tratta di una corsa contro il tempo perché la missione potrà proseguire, riprendendo il viaggio verso Swift, soltanto dopo il superamento di una nuova serie di test.
Il fattore tempo è difatti fondamentale. Prima del lancio di Link, la Nasa aveva spiegato che le attività di riposizionamento dovevano iniziare prima che Swift scendesse sotto i 300 chilometri di quota. Attualmente l’osservatorio è in orbita a circa 350 chilometri di altitudine e, secondo le stime diffuse prima del lancio, dovrebbe raggiungere la soglia critica intorno al mese di ottobre.
I tecnici stanno lavorando assiduamente per recuperare quanto prima il controllo del veicolo, ma intanto la finestra temporale disponibile per tentare il rendezvous con Swift continua progressivamente a ridursi.
Guarda anche un video che descrive le ragioni e le finalità della missione Link 👉
Immagine in cima all’articolo: ricostruzione artistica del momento in cui il veicolo di servizio Link (a destra) si accinge ad agganciare l’osservatorio spaziale Swift, portandolo su un’orbita a una quota più alta che eviterebbe l’attuale rientro incontrollato sulla Terra
Crediti: Katalyst




