Blue Origin ha comunicato di aver completato l’indagine sull’anomalia che aveva compromesso il terzo volo del razzo New Glenn e di aver ottenuto il via libera dalla Federal Aviation Administration (Faa) alla ripresa dei lanci, dopo lo stop alle attività seguito alla missione Ng‑3 del 19 aprile scorso.
L’anomalia si era verificata durante il terzo test orbitale del vettore, che aveva l’obiettivo di portare in orbita BlueBird 7, un satellite per le connessioni Internet dell’azienda texana Ast SpaceMobile. Il lancio era avvenuto regolarmente da Cape Canaveral e il primo stadio era rientrato con successo sulla piattaforma Jacklyn, nell’Oceano Atlantico, come era già avvenuto nel secondo lancio del 13 novembre 2025. Il problema era emerso invece nella fase successiva, durante la manovra orbitale del secondo stadio.
Blue Origin ha spiegato che, poco prima della seconda accensione del Gs2, si era verificata un’anomalia termica che aveva impedito a uno dei motori Be‑3U di raggiungere la spinta necessaria. La Faa ha chiarito che la causa diretta è stata una perdita criogenica che ha congelato una linea idraulica, compromettendo il controllo della spinta durante la manovra. L’accensione non ha quindi prodotto la variazione di velocità necessaria alla manovra orbitale.
La conseguenza è stata che BlueBird 7, pur separandosi correttamente dal vettore, è stato inserito in un’orbita troppo bassa per essere recuperata con la propulsione elettrica di bordo e verrà, pertanto, fatto rientrare in atmosfera terrestre, dove si disintegrerà.
Ast SpaceMobile ha confermato che i costi saranno coperti dall’assicurazione e ha riprogrammato parte della propria campagna di lanci, spostando alcuni satelliti su Falcon 9, di Space X. Blue Origin ha individuato nove azioni correttive per evitare il ripetersi dell’evento, che saranno verificate dalla Faa prima del prossimo volo ma di cui non sono stati forniti dettagli.
Nel frattempo, l’azienda sta preparando la missione Ng‑4: il nuovo veicolo è già stato installato sul transporter‑erector e si avvia verso il test di accensione integrata. Non è ancora stata comunicata una data di lancio né il cliente della missione, ma NG‑4 sarà il primo volo utile per verificare l’efficacia delle modifiche introdotte e riportare New Glenn verso la piena operatività.
Nonostante l’anomalia non abbia consentito di portare a termine l’obiettivo principale di questa terza missione, ossia portare in orbita un carico di grandi dimensioni – BlueBird7, infatti, è uno dei satelliti più massicci, con un‘antenna che si estende su una superficie di 223 metri quadrati – NG‑3 ha segnato un traguardo importante: per la prima volta New Glenn ha volato con un primo stadio già utilizzato in una missione precedente e progettato per essere riutilizzato fino a 25 volte. Un passo avanti decisivo verso l’obiettivo di ridurre i costi e competere con SpaceX nella nuova era dei vettori riutilizzabili.
Immagine in alto: Il decollo del razzo New Glenn lo scorso il 19 aprile. Crediti: Blue Origin
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