È entrata in scena da meno di un anno e continua a guadagnarsi gli onori della cronaca per le osservazioni svolte da telescopi spaziali e di terra e da sonde: la ‘primadonna’ in questione è la cometa 3I/Atlas che torna alla ribalta per i risultati delle osservazioni condotte dalla missione Juice (Jupiter Icy Moon Explorer) dell’Esa. La cometa, in realtà, non era tra gli obiettivi scientifici della sonda, che studierà l’atmosfera e la magnetosfera di Giove e analizzerà la potenziale abitabilità delle sue lune ghiacciate, Ganimede, Europa e Callisto. Juice, lanciata il 14 aprile 2023, vanta inoltre un importante contributo italiano: l’Agenzia Spaziale Italiana, in collaborazione con la comunità scientifica nazionale, ha realizzato tre dei dieci strumenti a bordo: il radar Rime, la fotocamera Janus e lo strumento di radioscienza 3GM, ai quali si aggiunge lo spettrometro Majis, sviluppato attraverso un accordo bilaterale tra l’Asi e l’agenzia spaziale francese Cnes.
A novembre 2025, dunque, durante il suo tragitto verso il ‘re’ del Sistema Solare, la sonda si trovava in una posizione ideale per osservare 3I/Atlas subito dopo il suo massimo avvicinamento al Sole, avvenuto il 29 ottobre; il team della missione, quindi, ha attivato cinque strumenti di Juice per acquisire dati preziosi sul comportamento della cometa. Tra i dispositivi utilizzati, due – Janus e Majis – sono frutto di un significativo contributo dell’Inaf con il supporto dell’Asi. Ma come mai Juice ha puntato i suoi ‘occhi’ sulla cometa? 3I/Atlas ha destato da subito grande interesse nella comunità scientifica per la sua natura di oggetto interstellare in transito nel Sistema Solare, il terzo sinora confermato. Sono stati necessari tre mesi per ricevere i dati sulla Terra, cui poi è seguito un periodo di analisi da parte degli scienziati: il lavoro è tuttora in corso, ma dalla vasta messe di informazioni sono già emersi alcuni elementi interessanti.
Lo spettrometro Majis (Moons and Jupiter Imaging Spectrometer) ha rilevato che 3I/Atlas, appena 4 giorni dopo il suo ‘appuntamento’ con il Sole, emetteva 2mila chilogrammi di vapore acqueo al secondo; il valore, in linea con il comportamento di altre comete, dipende dalle dimensioni dell’oggetto celeste e dalla distanza dal Sole. Il vapore acqueo è stato rilevato anche dallo strumento Swi (Submillimeter Wave Instrument), che ha permesso agli studiosi di appurare che l’emissione proveniva maggiormente dal lato della cometa rivolto verso il Sole. Inoltre, sembra che gran parte del vapore non provenga dal nucleo di 3I/Atlas, ma dai granelli di polvere ghiacciata presente nella chioma.
I gas e le polveri che accompagnano la cometa sono stati analizzati dallo spettrografo Uvs (Ultraviolet Imaging Spectrograph), che ha acquisito la luce degli atomi di ossigeno, idrogeno e carbonio presenti in questi materiali. Gas e polveri sono comunemente diffusi intorno alle comete attive; nel caso di 3I/Atlas si snodano per oltre 5 milioni di chilometri dal nucleo.
La cometa, inoltre, si è ‘messa in posa’ per Janus (Jovis Amorum ac Natorum Undique Scrutator), la fotocamera ad alta risoluzione di Juice, che l’ha ripresa da una distanza di oltre 60 milioni di chilometri. Le immagini mostrano chiaramente la chioma in cui si nasconde il nucleo e due code: una si protende lontano dal Sole, mentre l’altra segue la traiettoria della cometa. All’interno della chioma e delle code sono state rilevate delle deboli strutture indicative di vari processi e interazioni in corso tra l’oggetto celeste e le radiazioni, le particelle e il campo magnetico del Sole. Dai dati acquisiti emerge che 3I/Atlas, pur essendo classificata come oggetto interstellare, si comporta come una tipica cometa.
Infine, 3I/Atlas è stata osservata anche dalla telecamera NavCam (Navigation Camera), uno strumento ideato per guidare Juice tra le lune ghiacciate di Giove. NavCam, però, ha permesso di acquisire dati importanti sulla posizione e sulla traiettoria della cometa: l’acquisizione è avvenuta da un punto di vista più ravvicinato rispetto ai telescopi di terra, da un’angolazione differente e oltretutto quando la cometa non era visibile dalla Terra. Le informazioni, successivamente, sono state analizzate dal team Planetary Defence dell’Esa che ha così potuto delineare un quadro più preciso sul viaggio dell’oggetto interstellare. L’utilizzo della NavCam, in questa maniera insolita, ha mostrato che le osservazioni effettuate da missioni destinate allo spazio profondo possono essere usate efficacemente per calcolare le orbite di oggetti celesti, come asteroidi e appunto comete, anche quando non sono immediatamente visibili dalla Terra.
Per scoprire quanta Italia c’è a bordo di Juice, guarda l’approfondimento Deep Space dedicato a questa missione ⤵️
In alto: la cometa 3I/Atlas fotografata dalla fotocamera Janus di Juice (Crediti: Esa/Juice/Janus)




