Si snoda sulla superficie del Pianeta Rosso per circa 1300 chilometri, si è formata oltre 3 miliardi di anni fa in seguito a intense inondazioni e presenta caratteristiche geologiche varie e movimentate: è la Shalbatana Vallis, una forra situata nei pressi dell’equatore marziano, protagonista di alcune immagini realizzate dalla sonda Mars Express dell’Esa.

Le foto, scattate dallo strumento Hrsc (High Resolution Stereo Camera) della sonda, inquadrano un canale sinuoso che, secondo gli studiosi, sarebbe stato scavato da una violenta inondazione; l’alluvione sarebbe stata prodotta dalla fuoriuscita di acque sotterranee che hanno eroso la superficie rocciosa di Marte.

L’area è stata ulteriormente modellata nel corso dei millenni: probabilmente, un tempo, la vallata doveva essere più scoscesa, ma la sua profondità si è ridotta a causa dell’accumulo di materiali di varia natura, tra cui ceneri vulcaniche. Le ceneri, riconoscibili nell’immagine per il loro colore scuro, sono state trasportate dai venti che periodicamente infuriano su Marte e si sarebbero depositate in tempi recenti. L’area nei pressi di questo deposito è stata definita ‘terreno caotico’ per la sua natura frastagliata: in essa sono presenti cumuli di roccia e piccoli rilievi, probabilmente formatisi quando il terreno è diventato instabile a causa dello scioglimento del ghiaccio subsuperficiale. Il terreno caotico è piuttosto comune su Marte ed è stato osservato da Mars Express anche in altre zone, come la Pyrrhae Regio.

La sonda ha ripreso anche numerosi crateri da impatto che si presentano con diversi aspetti: alcuni sono appena visibili a causa dell’accumulo di materiali che li ha colmati, altri invece mostrano segni di erosione e altri ancora sono circondati dai detriti derivanti dalle collisioni. Il terreno relativamente liscio che si ‘affaccia’ tra quello caotico e i crateri è stato invece modellato dalle inondazioni della lava, che in alcuni punti però ha formato delle creste irregolari; queste strutture sono dovute al raffreddamento e alla contrazione delle colate incandescenti. L’azione modellante di elementi esterni, infine, è evidente anche in alcune collinette isolate visibili in alto a destra: definite ‘mesas’, sono i resti di rilievi che, negli anni, sono stati spianati dall’erosione.

Mars Express, lanciata il 2 giugno 2003, vanta un significativo contributo italiano. Infatti, tra gli strumenti imbarcati sulla sonda, l’Agenzia Spaziale Italiana ne ha forniti due a Pi nazionale: lo spettrometro di Fourier Pfs per lo studio dell’atmosfera e il radar subsuperficiale Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), realizzato con il contributo del Jpl della Nasa. Inoltre, fanno parte del contributo italiano la parte visibile, Vnir, dello spettrometro Omega (con Pi francese) e l’elettronica dello strumento di imaging di atomi neutri energetici Aspera. È italiano anche uno degli scienziati interdisciplinari, Ids, e ci sono scienziati italiani anche nel team della già citata fotocamera Hrsc.

In alto: parte della Shalbatana Vallis fotografata da Mars Express – In basso: dettaglio del ‘terreno caotico’ (Crediti per ambedue le foto: Esa/Dlr/Fu Berlin).

Il terreno caotico di Marte

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