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Risiedono nella Fascia di Kuiper, la remota regione ai confini del nostro sistema planetario popolata da oggetti ghiacciati, e hanno un look in tema dato che sembrano dei pupazzi di neve: si tratta di oggetti celesti binari, ora al centro di un nuovo studio di Monthly Notices of the Royal Astronomical Society che ne ha indagato il processo di formazione. La ricerca, coordinata dal Dipartimento di Scienze della Terra e Ambientali della Michigan State University, si basa su simulazioni informatiche sviluppate per l’occasione.

Uno dei rappresentanti più noti in questa classe di oggetti, ritenuti fossili risalenti agli albori del Sistema Solare, è Arrokoth: inizialmente chiamato 2014 Mu69, Arrokoth è stato sorvolato dalla sonda New Horizons della Nasa il 1° gennaio 2019, quando il veicolo, dopo lo storico sorvolo di Plutone, si trovava ad una distanza record dalla Terra pari a 6,5 miliardi di chilometri. Le prime foto inviate da New Horizons mostravano appunto un oggetto costituito da due lobi connessi e caratterizzato da una superficie levigata e da una composizione uniforme.

L’interesse suscitato da Arrokoth nella comunità scientifica ha portato gli studiosi ad approfondire questo genere di oggetti celesti bilobati, che è risultato meno raro di quanto si pensasse: infatti, secondo le attuali stime, questo aspetto caratterizza circa il 10% dei planetesimi che fluttua tranquillamente nella Fascia di Kuiper.

I risultati delle simulazioni informatiche, che hanno riprodotto un contesto più realistico rispetto a modelli precedenti, mostrano che la forma bilobata si deve a un collasso gravitazionale: questo processo, che dovrebbe essere piuttosto comune, si verifica quando la materia si restringe su sé stessa perché la sua gravità la attrae con una forza più intensa in paragone a quelle che agiscono per espanderla. I ‘pupazzi di neve’ della Fascia di Kuiper, infine, hanno mantenuto il loro aspetto sino ad oggi, attraversando la storia del Sistema Solare: secondo gli studiosi, è improbabile che si possano scontrare con altri oggetti e questa loro condizione è attestata anche dal fatto che non presentano crateri da impatto sulle loro superfici.

Gli autori dello studio ritengono che il loro modello possa dare un utile contributo negli studi sugli oggetti binari e a tal proposito ne stanno elaborando una versione più perfezionata.

In alto: immagine composita di Arrokoth realizzata con i dati acquisiti dalla sonda New Horizons (Crediti: Nasa) 

In basso: la simulazione effettuata per lo studio (Crediti: Michigan State University Jacobson Lab)