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Stavolta è andato tutto secondo i piani: la Nasa ha completato con successo la prova generale wet dress rehearsal (Wdr) di Artemis 2, portando il conto alla rovescia fino a T-29 secondi dal lancio simulato.
Il test, ripetuto dopo alcune criticità emerse nel precedente tentativo a inizio febbraio, in particolare nelle operazioni di rifornimento criogenico, rappresenta l’ultimo passaggio in vista della prima missione con equipaggio verso la Luna dai tempi del Programma Apollo.
La simulazione si è conclusa, come pianificato, dopo due cicli completi di terminal count, la fase finale e automatizzata del countdown che precede l’accensione dei motori. Nel corso della giornata si sono svolte varie operazioni, tra queste la più delicata era il caricamento di oltre 700.000 galloni di ossigeno e idrogeno liquidi (circa 2,65 milioni di litri) nel razzo Space Launch System (Sls), che ha seguito la sequenza standard:
– Chilldown delle linee: il raffreddamento delle tubazioni perché i propellenti sono criogenici, l’ossigeno va mantenuto a -183 °C e l’idrogeno a -253 °C;
– Slow Fill: il primo riempimento ‘a bassa velocità’, per acclimatare i serbatoi e altre strutture del razzo alle temperature estreme;
– Fast Fill: il successivo carico di propellente fino a livello necessario, che avviene velocemente una volta che tutti i sistemi sopportano il freddo;
– Topping: dopo il fast fill, i serbatoi possono avere perso un po’ di liquido a causa dell’evaporazione naturale (boil-off). Il topping consiste nel ricaricare piccole quantità di propellente per ripristinare il livello esatto richiesto;
– Modalità Replenish: E’ una fase di mantenimento dei serbatoi pieni. Aggiunge continuamente piccole quantità di ossigeno e idrogeno liquido per compensare il boil-off fino al momento del lancio.
Uno degli aspetti più significativi del test riguardava proprio la gestione dell’idrogeno, perché nel corso della fase finale di replenish del precedente tentativo erano emerse concentrazioni di gas superiori ai limiti di sicurezza. Questa volta, invece, sono rimaste sotto le soglie consentite, dimostrando l’efficacia delle nuove guarnizioni installate dagli ingegneri nell’interfaccia di rifornimento.
La simulazione generale si è spinta fino al terminal count, gli ultimi dieci minuti del conto alla rovescia, procedendo in un doppio controllo. Dopo aver raggiunto T-33 secondi, il team ha riportato l’orologio a T-10 minuti, ripetendo l’operazione. Questa procedura simula uno scenario realistico di rinvio del lancio (scrub) per ragioni tecniche o meteorologiche. Durante il terminal count, i sistemi automatici assumono il controllo delle operazioni e verificano i computer di volo, le funzionalità dei motori RS-25 e le apparecchiature di supporto a terra, mentre il razzo passa dall’alimentazione esterna a quella interna. In questo modo, l’intera sequenza finale viene testata senza sottoporre i motori e i sistemi di accensione allo stress dell’avvio reale.
Nel corso della giornata si sono verificati due inconvenienti minori, il primo è stato un’interruzione temporanea delle comunicazioni nella firing room (una sala di controllo dove gli ingegneri e i tecnici gestiscono tutte le fasi del countdown e del decollo), risolta passando ai sistemi di backup; il secondo un’anomalia di tensione nel sistema avionico di un booster, che ha causato una breve pausa del conteggio finale. Entrambi gli episodi sono stati isolati e non hanno compromesso la prova complessiva.
Parallelamente al caricamento dei propellenti, la closeout crew, il team di specialisti incaricato di preparare il razzo e la capsula per l’ingresso dell’equipaggio, ha simulato le procedure del giorno del lancio. Tra queste:
– la chiusura del portello della capsula Orion;
– la sigillatura del launch abort system (il sistema di emergenza per trarre in salvo gli astronauti in caso di pericolo durante le prime fasi del lancio).
– il controllo delle condizioni ambientali interne per garantire che la cabina fosse sicura e stabile.
Gli astronauti non erano presenti sulla rampa mentre il test era in svolgimento, ma hanno potuto osservare parte delle operazioni dal Launch Control Center, dove il personale di missione gestisce e monitora tutte le fasi del countdown.
Mentre gli ingegneri sono già impegnati ad analizzare a fondo i dati raccolti, l’equipaggio di Artemis 2 si prepara ad entrare nuovamente in quarantena preventiva a Houston. La Nasa non ha ancora annunciato una data ufficiale della partenza, ma l’avvio della quarantena permetterà di sfruttare la finestra di lancio che si aprirà i primi giorni di marzo.
Artemis 2 ripercorrerà, per molti aspetti, il profilo della missione Apollo 8: un volo con equipaggio attorno alla Luna senza allunaggio. Si tratta di una prova fondamentale prima di procedere alla missione successiva, Artemis 3, nella quale gli astronauti metteranno di nuovo piede sulla superficie del nostro satellite.
Guarda anche un video sulle caratteristiche principali della missione Artemis 2 👉
Immagine: Il lanciatore Sls, della missione Artemis 2, sulla rampa di lancio 39b del Kennedy Space Center in Florida.
Crediti: Nasa/John Kraus




