Un vivace fuoco d’artificio punteggiato di luci scintillanti che spicca sullo sfondo scuro dello spazio: è questo il look di Pa 30, un oggetto celeste ritenuto il probabile resto di una supernova osservata nel Basso Medioevo. Pa 30 è al centro di un nuovo studio di The Astrophysical Journal, coordinato dal Center for Astrophysics – Harvard & Smithsonian (Stati Uniti) e basato sulle osservazioni del telescopio Gemini North, situato alle Hawaii e gestito dal NoirLab (National Optical-Infrared Astronomy Research Laboratory) della National Science Foundation.

Lo strumento Gmos (Gemini Multi-Object Spectrograph) del telescopio ha acquisito un’immagine di Pa 30 particolarmente dettagliata, da cui si evince che i filamenti simili a un fuoco d’artificio non sono lisci, ma una sorta di catene composte da piccoli nodi di gas. L’oggetto celeste è stato scoperto nel 2013, nell’ambito di un progetto di citizen science mirato a scovare le nebulose planetarie presenti nel database del telescopio Wise (Wide-Field Infrared Survey Explorer) della Nasa.

La scoperta è stata al centro di successivi approfondimenti effettuati con i telescopi del Kitt Peak National Observatory in Arizona. I dati acquisiti con queste osservazioni hanno evidenziato una debole emissione nebulare e dei filamenti che solcano la nebulosa tracciando una sfera. In base ai calcoli sull’età e sulla luminosità, gli scienziati ritengono che Pa 30 sia probabilmente il resto della supernova sopra citata, osservata nel 1181 e definita quindi Sn 1181. Il fenomeno fu osservato ai primi di agosto di quell’anno da astronomi cinesi, giapponesi e arabi e rimase visibile nella costellazione di Cassiopea per 185 giorni. Sn 1181 è una delle cinque supernove storiche osservate nella Via Lattea prima che fosse inventato il telescopio.

I nuovi dati acquisiti da Gemini North evidenziano che Pa 30 ha una struttura a filamenti circa dieci volte più ampia rispetto a quanto stimato con precedenti osservazioni. Le caratteristiche dei filamenti, sopra indicate, potrebbero essere dovute a variazioni nella temperatura o nella densità del mezzo circumstellare che hanno influito sull’aspetto del materiale emesso dalla supernova.

Pa 30, inoltre, presenta un’altra peculiarità: pur trattandosi probabilmente di un resto, la stella originaria è rimasta al suo posto, quasi al centro dell’oggetto. Una configurazione di questo genere, secondo gli studiosi, può essere dovuta al fatto che l’antica esplosione è stata simmetrica e non ha prodotto forze tali da espellere la stella dal centro. Si tratterebbe quindi di una rara supernova di tipo Iax, ovvero una categoria di esplosioni a bassa energia che non completano il loro processo distruttivo e permettono alla stella di sopravvivere. L’astro in questione, battezzato con il complesso codice alfanumerico Iras 00500+6713, è estremamente caldo (circa 200mila gradi) e presenta venti stellari che spirano a grande velocità, circa 16mila chilometri al secondo.

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In alto: l’oggetto Pa 30 osservato dal Gemini North con lo strumento Gmos [Crediti: International Gemini Observatory/NoirLab/Nsf/Aura – Ringraziamenti: PI: T. Cunningham (Center for Astrophysics — Harvard & Smithsonian) – Processamento immagine: J. Miller & M. Rodriguez (International Gemini Observatory/Nsf NoirLab), T.A. Rector (University of Alaska Anchorage/Nsf NoirLab), D. de Martin & M. Zamani (Nsf NoirLab)  – L’immagine nelle dimensioni originali a questo link.