La Luna ha un nuovo piccolo cratere. È quello scavato dallo stadio superiore di un razzo Falcon 9, che ha colpito il nostro satellite naturale lo scorso 5 agosto. Le conseguenze dell’impatto sono state ora documentate da Danuri, la prima sonda lunare della Corea del Sud, che ha fotografato il sito dall’orbita lunare.

Il Korea Pathfinder Lunar Orbiter, nome ufficiale di Danuri, aveva osservato la stessa area della superficie lunare sia prima sia subito dopo la collisione prevista. Il confronto tra le immagini ha quindi permesso di individuare con precisione le modifiche del terreno provocate esclusivamente dall’impatto dello stadio superiore del Falcon 9 di SpaceX.

«Danuri ha iniziato le osservazioni circa 30 minuti prima della collisione e, grazie a manovre di controllo orbitale, ha sorvolato più volte il sito dell’impatto, effettuando un totale di otto sessioni di ripresa – hanno dichiarato i responsabili del Korea Aerospace Research Institute (Kari) in un messaggio pubblicato su X il 6 agosto –. Grazie a queste osservazioni sono stati confermati i cambiamenti del terreno attorno al sito dell’impatto e le tracce del materiale espulso dalla collisione».

Lo stadio superiore protagonista dell’impatto apparteneva al Falcon 9 decollato il 15 gennaio 2025 per inviare verso la Luna i due lander privati Blue Ghost di Firefly Aerospace e Resilience di ispace. Blue Ghost è atterrato con successo il 2 marzo 2025, aprendo la strada anche al successo di Lugre, il progetto congiunto dell’Agenzia Spaziale Italiana e della Nasa sviluppato in Italia da Qascom con il supporto scientifico del Politecnico di Torino. Il ricevitore è diventato il primo sistema di navigazione satellitare progettato per operare oltre l’orbita bassa terrestre e il primo esperimento a determinare con successo la propria posizione sulla superficie lunare utilizzando i segnali del sistema Gnss terrestre.

Diverso l’esito della missione di Resilience. Il lander ha infatti raggiunto la superficie lunare a una velocità troppo elevata per effettuare un allunaggio controllato, a causa di un’anomalia del telemetro laser, schiantandosi sul suolo della Luna.

Dopo aver completato l’iniezione translunare dei due lander, lo stadio superiore del Falcon 9 aveva ormai consumato quasi tutto il propellente disponibile. Con una massa di circa 4.000 chilogrammi, il corpo del razzo è rimasto per mesi in un’orbita terrestre altamente ellittica, finché l’azione combinata delle perturbazioni gravitazionali e dell’attività solare ne ha modificato la traiettoria, portandolo a impattare la Luna il 5 agosto, circa un anno e sette mesi dopo il lancio.

Le immagini raccolte da Danuri hanno inoltre permesso di stimare alcuni parametri dell’evento. Secondo le analisi, lo stadio superiore avrebbe colpito la superficie lunare a una velocità di circa 8.690 km/h, scavando un cratere con un diametro massimo di circa 27 metri.

Oltre alle osservazioni di Danuri, anche l’Instituto de Astrofísica de Andalucía, in Spagna, ritiene di aver ripreso l’impatto con telescopi terrestri. In un video, pubblicato su X, registrato nell’istante previsto della collisione sembrerebbe infatti essere visibile il materiale espulso dalla superficie lunare.

Se questa interpretazione sarà confermata, le osservazioni offriranno agli scienziati un’ulteriore occasione per studiare la dinamica di questo spettacolare impatto sulla superficie della Luna.

Immagine in evidenza: la sonda lunare sudcoreana Danuri ha catturato questa immagine del cratere scavato dallo stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX dopo l’impatto con la superficie della Luna, avvenuto il 5 agosto 2026. (Crediti: Kari)

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