Nel deserto della California meridionale un piccolo rover, sviluppato dal Jpl della Nasa, sta compiendo passi che potrebbero cambiare il futuro dell’esplorazione spaziale. Si chiama Ernest (Exploration Rover for Navigating Extreme Sloped Terrain) e il suo obiettivo non è soltanto percorrere lunghe distanze, ma farlo in modo autonomo, adattandosi a ostacoli e condizioni ambientali che metterebbero in difficoltà i rover oggi in servizio.

Durante gli ultimi test, il veicolo ha percorso circa 26 chilometri con un intervento minimo degli operatori. Ha raggiunto una velocità di circa un chilometro all’ora, quasi dieci volte superiore a quella di Curiosity e Perseverance. Rispetto ai due rover marziani, Ernest è dotato di un sistema di sospensioni attive che gli permette di distribuire il peso sulle ruote e di adattarsi agli ostacoli del terreno.

Il rover può anche avanzare lateralmente e adottare diverse modalità di movimento, grazie alle quali riesce ad affrontare superfici accidentate, superare rocce, gradini e forti pendenze. Addestrato inoltre utilizzando tecniche di intelligenza artificiale, Ernest ha imparato a riconoscere il terreno e a scegliere autonomamente il percorso migliore.

Il progetto rappresenta un importante banco di prova per la prossima generazione di rover. L’obiettivo della Nasa, infatti, è quello di sviluppare mezzi capaci di esplorare regioni finora considerate inaccessibili, come i crateri lunari o le zone più impervie di Marte.

 

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