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Dopo una breve sospensione delle attività, il 7 febbraio SpaceX ha riportato in servizio il suo razzo Falcon 9, decollato dalla base spaziale di Vandenberg in California portando in orbita con successo una serie di satelliti Starlink.
È durata così meno di una settimana la pausa necessaria al razzo di SpaceX per risolvere i problemi al motore dello stadio superiore riscontrati durante il precedente lancio, avvenuto cinque giorni prima.
Nella missione del 2 febbraio, il Falcon 9 aveva trasportato senza problemi 25 satelliti a banda larga Starlink fino all’orbita di destinazione, riscontrando però una piccola anomalia: SpaceX aveva infatti dichiarato successivamente che una condizione anomala aveva impedito allo stadio superiore di eseguire la manovra di deorbitazione prevista.

Secondo quanto riportato dall’azienda, la causa dell’anomalia sarebbe riconducibile a una bolla di gas all’interno di un tubo di trasferimento dei propellenti: questa condizione avrebbe impedito l’accensione del motore necessario allo stadio superiore per rientrare in modo controllato nell’atmosfera terrestre.
Lo stadio interessato, non essendo riuscito a eseguire la manovra di rientro programmata, è rientrato così in maniera incontrollata circa dieci ore e mezza dopo il lancio, disintegrandosi sopra l’Oceano Indiano.

Si tratta del quarto episodio di malfunzionamento che coinvolge lo stadio superiore del Falcon 9 negli ultimi 19 mesi. In due casi precedenti l’anomalia aveva portato SpaceX a interrompere temporaneamente i voli per svolgere indagini più approfondite, con pause di circa due settimane ciascuna.

Secondo SpaceX la bolla che ha causato l’ultimo problema, quello del 2 febbraio, potrebbe essere una conseguenza degli sforzi che l’azienda ha messo in campo proprio per perfezionare le procedure di deorbitazione dello stadio superiore e aumentare così la sicurezza di questa fase critica.

Ora, secondo la Federal Aviation Administration, nei giorni scorsi SpaceX ha identificato misure preventive tecniche e organizzative per evitare il ripetersi del problema, condizione tale che ha portato l’agenzia a dare il via libera all’azienda di Elon Musk, autorizzando il Falcon 9 a tornare in volo con l’ultima missione del 7 febbraio.

Il completamento dell’indagine offre anche il via libera al lancio della missione Crew-12. Con un decollo previsto non prima dell’11 febbraio, la missione invierà sulla Iss un equipaggio di quattro astronauti – Jessica Meir e Jack Hathaway della Nasa, il cosmonauta Andrey Fedyaev e Sophie Adenot dell’Esa – per un soggiorno di circa nove mesi.

Immagine in evidenza: l’ultimo lift off del Falcon 9, avvenuto il 7 febbraio 2026. Crediti: SpaceX