Dai tempi del primo sbarco sulla Luna, la qualità delle trasmissioni verso la Terra ha raggiunto una definizione tale, che le immagini di Apollo possono essere considerate primitive.

In vista del prossimi insediamenti a lungo termine sul nostro satellite la necessità è quella di investire sulla comunicazione ad alta definizione.

La Nasa ha già iniziato a indagare come le tecnologie 4G e 5G della Terra potrebbero essere trasposte in ambiente lunare, ma le sfide sono molteplici. Il polo sud, per esempio, è la regione favorita per un soggiorno umano di lunga durata, grazie alle aree battute dal Sole e ha enormi cavità viste come potenziali fonti d’acqua. Ma come disporre reti wireless in luoghi vasti e profondi e dove la fine regolite potrebbe comprometterne le prestazioni?

Alcune simulazioni sono state effettuate nel deserto dell’Arizona che è solcato dai canyon, ma non è ancora noto quanto il segnale possa degradarsi a causa delle temperature estreme e delle radiazioni riflesse dalla superficie lunare. Sul lato nascosto della Luna c’è anche il problema di mantenere le comunicazioni con la Terra quando questa non è più nel campo visivo. Ci penseranno i satelliti. La Cina ha messo in orbita il primo, Queqiao-1, mentre la Nasa sta lanciando Moon Relay e l’Esa ha in programma la missione Lunar Pathfinder nel 2025.

Entro l’anno la Intuitive Machines testerà la prima rete cellulare sulla Luna tra un rover e un lander con la missione successiva a Odysseus. Ma la prima opportunità che un essere umano avrà per testare le comunicazioni sulla superficie lunare sarà con Artemis III nel 2026.

 

Crediti video: Esa, Nasa