Il Sole ha un’attività ciclica causata dall’inversione del suo campo magnetico. Questo influenza la comparsa e scomparsa delle macchie solari che, sprigionando un’enorme quantità di energia, determinano il ‘clima spaziale‘. La Terra, grazie al suo campo magnetico, riesce a difendersi, ma i nostri sistemi di telecomunicazione che dipendono soprattutto dai satelliti possono venirne influenzati. Lo stesso vale per le attività di aviazione o le missioni spaziali.

Ora uno studio dell’Università di Warwick in Gran Bretagna, pubblicato su The Astrophysical Journal, fornisce nuovi indizi sulla previsione dell’attività solare. Gli studiosi sono arrivati a due conclusioni: il passaggio dal picco solare (quando il Sole ha il maggior numero di macchie) alla fase discendente è molto rapido, e dura soltanto 27 giorni; inoltre la fase di declino è due volte più lunga nei cicli pari rispetto ai cicli dispari. Riguardo il ciclo solare 25, in cui siamo appena entrati, gli scienziati prevedono che la prossima fase di declino sarà breve.

«Combinando metodi noti in modo nuovo, il nostro orologio spiega i cambiamenti nel clima del Sole in poche rotazioni solari. Per cui si riscontra che i cambiamenti tra alcune fasi possono essere davvero netti» ha detto l’autore principale della ricerca, Sandra Chapman. «Conoscere i tempi delle stagioni climatiche aiuta a pianificare il tempo spaziale. Operativamente è utile sapere quando le condizioni saranno instabili o tranquille, per i satelliti, le reti elettriche e le comunicazioni».

Il primo a individuare un’inversione costante del campo magnetico solare fu George Hellery Hale nel 1908. Egli rilevò un ciclo, che porta il suo nome, della durata di circa 22 o 23 anni (l’approssimazione del calcolo dipende dal carattere variabile della nostra stella). Il passaggio da un campo magnetico all’altro ha una durata di circa 11 anni e si può suddividere in tre ‘stagioni‘ ognuna delle quali influenza il clima spaziale percepito sulla Terra: 1. massimo solare, il sole è attivo e instabile, il clima spaziale è tempestoso e gli eventi sono irregolari; 2. fase di declino, il sole e il vento solare si stabilizzano, la meteorologia spaziale è più moderata; 3. minimo solare, l’attività è calma.

Per prevedere con più esattezza l’arrivo delle tempeste solari, gli scienziati hanno ricavato un ‘orologio solare‘, della durata di 22 ore, a partire dalla quantità di macchie solari osservate sin dal 1818 e confrontando il loro effetto con le registrazioni dell’attività geomagnetica degli ultimi 150 anni. Altri studi sono stati in grado di rilevare delle ‘gabbie’ di campi magnetici che preannunciano l’intensità dell’energia rilasciata durante le tempeste solari. Anche la fisica quantistica si è impegnata per il rilevamento dei cambiamenti climatici spaziali.

«Penso che sia notevole che un’entità delle dimensioni del Sole possa capovolgere il suo campo magnetico ogni 11 anni, e che andare ‘su’ e ‘giù’ sia diverso da andare ‘giù’ e ‘su’. In qualche modo il Sole sa da che parte si trova» ha concluso Sandra Chapman. «Questa è una questione intrigante: come il Sole generi il suo campo magnetico».

La meteorologia spaziale potrebbe avere un impatto anche sulle future missioni umane oltre l’orbita bassa. Considerando che si prevede una forte attività solare tra il 2026 e il 2029, anche la nostra stella potrebbe rallentare ulteriormente il ritorno dell’uomo sulla Luna, previsto dagli Stati Uniti per il 2024 e già messo in dubbio.

 

Crediti immagine in apertura: NASA/SDO