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I piani del Webb per la Macchia di Giove

I piani del Webb per la Macchia di Giove

OSSERVAZIONI ALL’INFRAROSSO/La celebre tempesta del gigante gassoso è tra gli obiettivi di missione del telescopio erede di Hubble

Valeria Guarnieri 26 giugno 2018

È tenuta sotto controllo dal 1830 e ha fatto cimentare generazioni di astronomi che hanno cercato di svelarne i segreti: si tratta della Grande Macchia Rossa, uno dei più noti tratti distintivi di Giove, che da oltre trecento anni infuria sotto l’equatore del pianeta. Dalla primavera del 2020 i ricercatori avranno un alleato in più per scoprire i meccanismi di questa celebre tempesta: per quell’epoca, infatti è in programma il lancio del telescopio Webb (Jwst), che ha tra i suoi target di missione anche la Macchia. La tempesta verrà osservata dal Jwst nell’infrarosso, permettendo quindi alla comunità scientifica di disporre di una tipologia di dati che andranno ad integrare quelli raccolti da Hubble nel visibile.

Il progetto di ricerca relativo alle osservazioni della bufera gioviana è stato predisposto da un team di scienziati dall’Università di Leicester, che utilizzerà uno specifico dispositivo del Jwst per creare mappe multispettrali della Macchia. Lo strumento in questione è il Miri (Mid-InfraRed Instrument), con cui il gruppo di lavoro analizzerà la tempesta sotto diversi aspetti, come le temperature, gli elementi chimici e la struttura delle nuvole. Gli esperti contano su Miri anche per comprendere a cosa si debba la particolare colorazione della Macchia, al momento attribuita all’interazione delle radiazioni solari con gli elementi chimici che i venti trasportano dagli strati inferiori dell’atmosfera di Giove. Miri potrà essere usato per condurre analisi in una gamma di lunghezze d’onda (da 5 a 7 micrometri) che non è possibile osservare dalla Terra.

Gli astronomi puntano soprattutto a scoprire quali processi siano alla base della longevità della Macchia, che imperversa ancora, anche se recenti osservazioni con Hubble hanno evidenziato un restringimento. Il Webb, quindi, potrà essere utilizzato per monitorare tempeste di minore portata per capire quale sia il loro ciclo vitale e per raccogliere dati utili per realizzare nuove simulazioni informatiche sulla meteorologia gioviana. ll Jwst è frutto di una collaborazione internazionale tra Nasa, Esa e Canadian Space Agency (Csa). Il lancio del telescopio, che deve il suo nome a James Webb (amministratore della NASA dal 1961 al 1968), è previsto per maggio 2020, dalla base di Kourou in Guyana francese, a bordo di un vettore Ariane 5.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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