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Nuove tracce di metano marziano

Nuove tracce di metano su Marte. Durante una misurazione effettuata il 19 giugno, il rover della Nasa Curiosity ha rilevato il picco massimo di metano più elevato di sempre, pari a 21 parti per miliardo di unità di volume, rispetto alla media di 10. Un dato significativo se pensiamo che sulla Terra il 90% di questo gas derivi da organismi viventi o morti. Sebbene la superficie di Marte oggi sia fredda e inospitale, gli scienziati sostengono che in passato, un’atmosfera più densa, arricchita da gas serra, possa aver riscaldato il pianeta. Un passato che, forse, non è poi così lontano.

“Anche se in quantità infinitesime” commenta Raffaele Mugnuolo, dell’unità esplorazione ed osservazione dell’Universo dell’Agenzia spaziale italiana, “la presenza di metano nell’atmosfera marziana rimette totalmente in discussione l’idea comune che considera Marte un pianeta geologicamente “morto”. Oggi Marte ci appare desertico e freddo, apparentemente senza alcun segno di vita, aprendo all’ipotesi di un pianeta che è sempre stato freddo e secco, senza acqua liquida in superficie e con una atmosfera sottilissima. La presenza di metano nell’atmosfera rivela invece che Marte è un pianeta ancora vivo, in quanto è un gas di origine organica, sulla Terra il metano è il principale gas naturale, ed è di estremo interesse per gli astrobiologi proprio perché esso viene in gran parte rilasciato da organismi viventi. Ci sono ovviamente anche altri processi di tipo geologico che causano il rilascio di metano, come ad esempio l’ossidazione del Ferro. Come sempre accade, una nuova scoperta non è mai un punto di arrivo, ma diventa il punto di partenza per altre domane. Una di queste, la più importante in questo periodo riguarda il processo di formazione del metano: è di origine biologica o geologica?”

La caccia al metano su Marte, rappresenta da sempre uno degli obiettivi primari e di fondamentale importanza per la comunità scientifica, poiché questo tipo di gas potrebbe avere un’origine biologica e quindi suggerire la presenza di vita sul pianeta rosso. Da anni infatti si discute sull’origine di questo gas: c’è chi sostiene che potrebbe essere generato da microrganismi e chi pensa che potrebbe essere il prodotto di reazioni geochimiche. Dopo le scoperte made in italy sia della presenza di acqua liquida salata sotto la crosta del pianeta per mezzo dello strumento Marsis che della possibile zona di emissione del gas ottenuta grazie ai dati dellitaliano PFS entrambi a bordo della sonda Mars Express, i nuovi dati di Curiosity pongono nuove basi nella caccia alla vita su Marte. Il prossimo passo sarà quello di comprendere se il metano rilevato ha origine organica.

“Nel corso degli anni le varie missioni di esplorazione di Marte hanno sempre riservato una parte speciale all’osservazione dell’atmosfera“, continua Mugnuolo, “sia dai satelliti in orbita marziana, sia con strumenti a bordo dei veicoli/rover di superficie. La presenza di metano nell’atmosfera è molto variabile, e spesso i rilievi fatto da uno strumento su una determinata zona, sono stati messi in discussione da osservazioni sulla stessa zona a poca distanza d tempo. Questo ha reso ancora più difficile il lavoro dei ricercatori prima di giungere a conclusioni consolidate. Vorrei citare su tutto, la prima evidenza sulla presenza del metano nell’atmosfera marziana fornita dallo strumento italiano Planetary Fourier Spectrometer (Pfs) a bordo della missione Mars Express, la prima missione europea alla scoperta di Marte. Si tratta di una missione straordinaria. Lanciata nel 2003, Mars Express è ancora perfettamente operativa. E già nel 2004, il Prof. Vittorio Formisano (Inaf), alla guida di un team di ricercatori italiani e internazionali, ha pubblicato i risultati su Science. Questa scoperta è stata classificata da Nasa e da Eesa come una tra le 10 scoperte più importanti sul pianeta rosso. A distanza di 15 anni, il team dello strumento PFS, oggi guidato da Marco Giuranna (Inaf), ha confermato la presenza di metano analizzando i dati ricevuti negli ultimi 15 anni da Mars Express  relativi alla regione del Gale Crater. Il lavoro è stato pubblicato su Nature Geoscience . Altri contributi importanti sulla presenza (o meno) del metano sono attesi anche da altre missioni, quali ad esempio ExoMars Tgo, il satellite europeo lanciato nel 2016 progettato ed equipaggiato proprio per studiare tracce di gas nell’atmosfera marziana. Operativo da poco meno di due anni il Tgo ha acquisito una serie di dati sull’atmosfera marziana con gli strumento Nomad (Nadir and Occultation for MArs Discovery, Belgio) e Acs (Atmospheric Chemistry Suite, Russia). A dimostrazione del fatto che il team è ancora molto controverso, il team scientifico dei due strumenti (di cui fanno parte anche scienziati italiani) ha pubblicato un lavoro che sembra mettere in discussione le evidenze sulle tracce di metano citate prima, evidenziando proprio la difficoltà”

Il prossimo passo sarà quello di comprendere se il metano rilevato ha origine organica e potremmo scoprirlo solo attraverso future missioni.

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