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Alle origini dell’Universo con Spherex

Alle origini dell’Universo con Spherex

Un nuovo paio di occhi elettronici punterà la moltitudine di oggetti celesti che popolano la nostra galassia, per scoprire come si è evoluto l’Universo e quanto siano comuni gli ingredienti per lo sviluppo della vita: saranno gli occhi di Spherex, nuova missione spaziale targata Nasa che è stata scelta nell’ambito di un bando dell’Explorers Program, lanciato nel 2016. Tra le nove proposte presentate, Spherex è stata scelta per le sue potenzialità scientifiche e per la fattibilità del suo piano di sviluppo. Il lancio della missione, che durerà due anni, è stato pianificato per il 2023. Spherex, acronimo di Spectro-Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization and Ices Explorer, eseguirà una mappatura di oltre 300 milioni di galassie e 100 milioni di stelle nella Via Lattea, osservando il cielo sia nell’ottico che nel vicino infrarosso.

In particolare, le campagne di osservazione delle galassie saranno condotte sia nel vicino Universo che in quello distante, mentre per quanto riguarda le stelle, lo sguardo di Spherex si concentrerà sulle fucine di nuovi astri per individuare la ‘firma’ dell’acqua e delle molecole organiche. C’è grande attesa nella comunità scientifica per questo nuovo esploratore spaziale, che fornirà un’inedita mappa galattica in 96 differenti bande di colore, ad una risoluzione che supererà di gran lunga quella di precedenti rilevazioni. La mappatura riguarderà anche le tracce dei primi momenti nella storia dell’Universo: gli studiosi sperano di trovare dati utili per capire quale processo abbia ‘dato il la’ alla sua espansione meno di un nanosecondo dopo il Big Bang. Spherex sarà utilizzato pure per individuare obiettivi scientifici per altre missioni Nasa in preparazione, come quelle dei telescopi Webb e Wifirst.

L’Explorers Program, gestito dal Goddard Space Flight Center, è uno dei programmi Nasa di più antica tradizione ed è stato concepito per realizzare missioni esplorative e a costi contenuti nei settori dell’astrofisica e dell’eliofisica. Dal 1958 in poi, il programma ha portato al lancio di oltre 90 missioni, tra cui si ricordano Explorer 1, la prima, che scoprì le fasce radioattive che circondano la Terra, e Cobe (Cosmic Background Explorer, 1989), le cui scoperte nell’ambito della radiazione cosmica di fondo, portarono il premio Nobel per la Fisica ai due scienziati principali ideatori della missione.

 

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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