LA SFIDA DI ABITARE SULLA LUNA
Il cosmonauta Valeri Polyakov è l’essere umano rimasto più a lungo consecutivamente nello spazio: 437 giorni, 17 ore e 38 minuti, trascorsi a bordo della stazione spaziale Mir tra il 1994 e il 1995.
Un record che resiste da 30 anni, ma la nuova sfida è spingersi oltre: abitare sulla Luna. Una situazione molto diversa dal soggiorno in una stazione spaziale: gli astronauti saranno esposti a radiazioni più nocive, polvere lunare, elevate escursioni termiche e una gravità pari a un sesto di quella terrestre. E saranno a centinaia di migliaia di chilometri da casa, con rifornimenti e soccorsi molto più difficili.
COME CI STIAMO PREPARANDO
Da decenni, sulla Stazione Spaziale Internazionale studiamo come la vita reagisce e si adatta a condizioni diverse da quelle terrestri. Gli astronauti sono sottoposti a test per capire come affrontare le conseguenze fisiologiche delle lunghe permanenze nello spazio e quali contromisure adottare.
Si sperimentano anche le coltivazioni spaziali: le piante crescono in sistemi controllati che forniscono acqua, nutrienti e luce e, attraverso la fotosintesi, assorbono anidride carbonica e producono ossigeno. In futuro potranno contribuire all’alimentazione e ai sistemi di supporto vitale delle basi lunari.
Si studiano, inoltre, batteri e altri microrganismi, per capire come reagiscono all’ambiente spaziale e se radiazioni e microgravità possono modificarne le caratteristiche.
COME POSSIAMO PRODURRE RISORSE SULLA LUNA
Portare continuamente dalla Terra tutto ciò che serve per vivere sulla Luna sarebbe molto costoso e complesso. Per questo si studia la possibilità di utilizzare le risorse già presenti sul nostro satellite: una strategia chiamata ISRU, In-Situ Resource Utilization, sfruttamento delle risorse locali.
Una delle risorse più importanti è il ghiaccio d’acqua presente in alcune regioni polari della Luna. L’acqua può essere utilizzata per bere e, separando i suoi componenti, per ottenere ossigeno, fondamentale per la respirazione, e idrogeno, sfruttabile in prospettiva come propellente.
Anche la regolite, lo strato di materiale roccioso e polveroso che ricopre la superficie lunare, potrebbe essere utilizzata per realizzare strutture o proteggere gli astronauti dalle radiazioni.
RENDERE AUTONOMA UNA BASE LUNARE
Sulla Luna non sarà possibile controllare ogni operazione dalla Terra: le comunicazioni hanno un ritardo di quasi un secondo e mezzo, per cui molte attività dovranno essere svolte direttamente sul posto.
Per questo le future basi dovranno essere sempre dotate di sistemi capaci di controllare automaticamente le proprie funzioni, individuare problemi e, quando possibile, intervenire. Anche l’uso di robot sarà fondamentale, potranno svolgere attività di esplorazione, trasporto, manutenzione e preparazione delle infrastrutture.
L’obiettivo è fare in modo che la base possa continuare a funzionare anche quando la Terra non può intervenire immediatamente.
Credits: Nasa, Tesla, Roscosmos, SpaceX, Astrobotics
Music: Explorer – Kulakovka




