È stata fotografata dalla sonda New Horizons della Nasa durante lo storico sorvolo di Plutone nel 2015, mostrandosi come una candida spianata solcata da una serie di linee geometriche: è la Sputnik Planitia, una vasta regione ghiacciata del pianeta nano, che è al centro di uno studio appena pubblicato su The Planetary Science Journal. L’indagine, basata principalmente sui dati di New Horizons, è stata coordinata dal Southwest Research Institute di Boulder (Colorado) e si è focalizzata sul comportamento dell’azoto liquido nella parte settentrionale della Sputnik Planitia: gli scienziati ritengono che l’azoto stia risalendo in superficie, insinuandosi nelle fessure situate lungo il bordo nord della pianura.
La Sputnik Planitia aveva già destato l’interesse degli studiosi per le forme poligonali che la caratterizzano, considerate il frutto di processi di convezione: queste strutture, definite celle, sono separate da linee scure e da formazioni diffuse, anch’esse scure, che sembrano essere bagnate: molto probabilmente, il responsabile della loro condizione è l’azoto liquido. La sostanza, però, non può essersi raccolta in seguito a precipitazioni perché esse non sono compatibili con le caratteristiche ambientali di Plutone.
Dopo ulteriori analisi, gli studiosi hanno rilevato che queste formazioni sono simili a strutture analoghe che sulla Terra si trovano in zone glaciali e che risultano bagnate anche per l’affioramento di liquidi dal sottosuolo. Infatti, il gruppo di lavoro ha analizzato una serie di immagini acquisite da Landsat 9, satellite per Osservazione della Terra di Nasa e Usgs, rivolgendo particolare attenzione a quelle della Groenlandia. In quest’area sono state individuate serie di formazioni lineari scure in cui è presente acqua liquida; data la somiglianza tra questo paesaggio terrestre e quello della Sputnik Planitia, il team della ricerca ha ipotizzato che l’azoto liquido stia risalendo e ne stia bagnando il ghiaccio.
La superficie di questa pianura è piuttosto giovane, in termini planetologici: dovrebbe avere sulle spalle anche meno di un milione di anni e anche le formazioni sopra citate dovrebbero avere la stessa età. I ricercatori sono giunti a questa conclusione dopo aver effettuato simulazioni sui processi di rimescolamento superficiale. Con altre simulazioni, invece, è stata verificata la possibilità che il ghiaccio di azoto alla base della Sputnik Planitia possa fondersi e giungere in forma liquida in superficie attraverso piccoli condotti oppure sotto la spinta della pressione.
Lo studio, quindi, fornisce una prima prova dell’esistenza di flussi recenti di liquidi sulla superficie di Plutone e ha permesso di approfondire i processi sottesi al comportamento dell’azoto liquido. «Plutone non smette mai di sorprenderci – ha commentato Alan Stern, primo autore dell’articolo e principal investigator di New Horizons – e questo nuovo risultato ne è la prova. Oltre a suggerire che dei liquidi si siano manifestati di recente sulla superficie di Plutone, indica anche una nuova tipologia di fenomeno variabile nel tempo».
In alto: la parte nord della Sputnik Planitia vista da New Horizons (Crediti: Nasa/Johns Hopkins Apl/SwRI)
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