Il ritorno nello spazio della navetta Starliner, prodotta dalla Boeing, potrebbe richiedere ancora un po’ di tempo. Secondo i consulenti per la sicurezza, il veicolo non è ancora pronto per una nuova missione e non lo sarà almeno per il resto di quest’anno, nonostante i progressi compiuti nell’analisi e nella risoluzione dei problemi che erano emersi durante il suo ultimo volo.

Il prolungamento dello stop è stato dichiarato due giorni fa durante un incontro dell’Aerospace Safety Advisory Panel (Asap), un organismo indipendente che fornisce raccomandazioni alla Nasa in materia di sicurezza. Secondo gli esperti, Boeing e Nasa hanno ancora lavoro da fare sia sugli aspetti tecnici sia sulle criticità organizzative emerse dopo la missione Crew Flight Test (Cft), del giugno 2024.
Si trattava del debutto operativo della Starliner con equipaggio a bordo, formato dai due astronauti Nasa Sunita ‘Suni’ Williams e Butch Wilmore.  Durante il viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale ci furono diversi problemi ai propulsori del modulo di servizio. L’attracco alla Iss avvenne comunque regolarmente, ma dopo diversi mesi di analisi la Nasa decise che il veicolo non offriva sufficienti garanzie di sicurezza e quindi non avrebbe riportato a Terra l’equipaggio.
La Starliner rientrò quindi autonomamente sulla Terra nel settembre 2024, mentre la Williams e Wilmore furono costretti a un lungo soggiorno sulla Iss, fino al marzo successivo, quando ottennero un passaggio per tornare a casa a bordo di una capsula Crew Dragon di SpaceX, giunta per portare il nuovo personale sulla Stazione come da regolare avvicendamento.
Nel frattempo, a febbraio 2025, la Nasa aveva pubblicato il rapporto di un gruppo investigativo indipendente incaricato di analizzare la missione. Il documento aveva individuato carenze nei processi decisionali e nella gestione della missione, raccomandando di classificare il volo come un incidente di ‘Tipo A’: la categoria che, in termini di procedure dell’agenzia, indica la presenza di criticità molto gravi.

Da allora Nasa e Boeing hanno lavorato senza sosta per comprendere e correggere le anomalie emerse. Tra le problematiche più importanti figurano i malfunzionamenti dei propulsori del sistema di controllo dell’assetto e il surriscaldamento delle strutture che li ospitano, fattori che ancora adesso rappresentano il maggiore ostacolo per ottenere l’autorizzazione a una nuova missione.

Kent Rominger, ex astronauta della Nasa e attuale membro dell’Asap, l’organismo indipendente che fornisce consulenza sulla sicurezza all’agenzia spaziale statunitense
(crediti: Nasa)

Secondo Kent Rominger, membro dell’Asap, i team congiunti dell’agenzia spaziale americana e dell’azienda produttrice della navetta hanno già chiuso le 72 problematiche emerse durante la missione e risolto 22 delle 28 anomalie registrate durante il volo. Tuttavia, le questioni più complesse restano ancora oggetto di analisi approfondite perché non sono ancora state completamente eliminate.
Parallelamente sono stati introdotti anche alcuni cambiamenti organizzativi. Nasa e Boeing hanno modificato alcuni processi decisionali e rafforzato il coordinamento tra i rispettivi responsabili di missione, con l’obiettivo di migliorare la comunicazione e la fiducia reciproca dopo le criticità evidenziate dalle indagini.

Al momento quindi, non esiste ancora una data ufficiale per il prossimo volo di prova senza equipaggio, già denominato Starliner-1. All’inizio di quest’anno alcuni responsabili Nasa avevano ipotizzato un lancio per la primavera, ma la prospettiva è stata in seguito superata e, secondo quanto emerso durante la riunione dell’Asap, al momento è impossibile effettuare una missione entro l’anno in corso, ma probabilmente lo sarà il prossimo anno.
Nonostante i ritardi, sia Nasa che Boeing continuano a lavorare per ottenere la certificazione definitiva della Starliner per il trasporto regolare di astronauti.

Nel frattempo, però, l’agenzia americana si sta preparando anche a uno scenario più prudente, e per questo ha deciso di aggiungere sei ulteriori missioni al contratto con SpaceX per il trasporto degli equipaggi verso la Stazione Spaziale Internazionale. Una scelta scaturita anche dalle difficoltà tecniche e dai ritardi accumulati emersi in questi mesi.

La Starliner è una capsula spaziale riutilizzabile sviluppata da Boeing nell’ambito del programma Commercial Crew della Nasa. Può trasportare fino a quattro astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale, ma soprattutto ha la caratteristica distintiva di poter rientrare sulla Terra atterrando su suolo solido (Land Landing), grazie a un sistema assistito da airbag.

Quando il veicolo di Boeing riuscirà tornerà in servizio, la Nasa potrà contare su due sistemi indipendenti per il trasporto degli astronauti in orbita, un traguardo importante dato che, fino a pochi anni fa, doveva pagare per ottenere passaggi nelle Soyuz russe.
Al momento, il ruolo di collegamento tra la Terra e la Iss continuerà a essere svolto usando esclusivamente navette Crew Dragon di SpaceX.

 

Foto in apertura: la capsula Starliner attraccata alla Stazione Spaziale Internazionale, nel 2024
Crediti: Nasa

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