È attivo dal 2004 per studiare i gamma ray burst (Grb), le esplosioni più potenti dell’Universo, e, dallo scorso anno, ha iniziato a mostrare i segni del lungo periodo trascorso nello spazio al punto da rendere necessaria una missione di assistenza in orbita (Ios, In-Orbit-Servicing): il ‘malato’ in questione è Neil Gehrels Swift della Nasa, osservatorio spaziale che vanta un’importante partecipazione dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.
L’In-Orbit-Servicing programmato dalla Nasa sarà mirato a correggere il decadimento dell’orbita di Swift e avrà un duplice scopo: estendere la vita operativa della missione e testare le tecnologie del veicolo che effettuerà l’assistenza. Il problema che affligge l’orbita dell’osservatorio ha subìto un’accelerazione lo scorso anno anche a causa dell’incremento dell’attività solare: Swift, infatti, ha sperimentato una resistenza atmosferica maggiore rispetto a quanto previsto. La situazione ha avuto pesanti ripercussioni sulla sua attività di ricerca: infatti, nello scorso mese di febbraio, le operazioni scientifiche dell’osservatorio sono state quasi tutte interrotte per ridurre l’attrito atmosferico e cercare di contenere la perdita di quota. Solo lo strumento Burst Alert Telescope è stato lasciato in funzione.
La correzione dell’orbita sarà effettuata dalla sonda Link di Katalyst Space Technologies che, come un ‘carro attrezzi’ spaziale, andrà in soccorso di Swift prima che l’osservatorio scenda al di sotto della quota di 300 chilometri: si tratta dell’altitudine minima che consente la fattibilità del ricollocamento. Secondo i tecnici della Nasa, l’osservatorio potrebbe scendere oltre la suddetta quota nel prossimo mese di ottobre: quindi c’è ancora margine di tempo per intervenire, sebbene vi sia l’incognita dei fenomeni connessi allo space weather.
La Nasa ha selezionato l’azienda aerospaziale Katalyst lo scorso settembre, assegnandole un contratto di 30 milioni di dollari per lo sviluppo di Link; uno dei requisiti richiesti era la rapidità di esecuzione del progetto, data la situazione a rischio di Swift. Il ‘carro attrezzi’ spaziale, che segna il debutto di Katalyst in questo specifico settore, dovrà affrontare una situazione complessa: infatti, l’osservatorio non è stato progettato per essere riparato in orbita e non dispone di strutture cui Link si potrebbe agganciare con facilità. Tuttavia, l’assetto di Swift può essere ancora controllato da terra e questo elemento potrà facilitare l’attracco di Link, che sarà condotto verso punti in cui l’aggancio potrebbe essere più agevole. Il veicolo di Katalyst è dotato di tre bracci robotici che, secondo gli esperti dell’azienda, potranno offrire diverse opzioni di aggancio; il rilascio, invece, potrà essere effettuato anche da un solo braccio. Il lancio di Link è previsto per il 27 giugno prossimo a bordo di un vettore Pegasus XL della Northorp Grumman.
In alto: la sonda Link all’interno del lanciatore Pegasus XL (Crediti: Nasa)
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