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Un team di scienziati, coordinato dall’Università di Leicester (Regno Unito), ha progettato uno strumento innovativo per esaminare in sicurezza campioni spaziali che potrebbero contenere forme di vita microbica: una circostanza di questo genere sinora non si è verificata, ma i ricercatori la tengono in considerazione – soprattutto per quanto riguarda le missioni di tipo ‘sample return’ – e pensano che sia necessario prevenire qualsiasi eventualità di contaminazione derivante da microrganismi alieni.

È questo lo scenario in cui è stato sviluppato il dispositivo Dwi (Double-Walled Isolator), illustrato in un recente studio di Philosophical Transactions of the Royal Society A. Il gruppo di lavoro ha ipotizzato di dover esaminare dei campioni provenienti da Marte e, qualora in questi vi fossero tracce di vita, essa si presenterebbe molto probabilmente sotto forma di batteri; a questo punto, diventa fondamentale garantire la sicurezza della biosfera della Terra secondo i principi della protezione planetaria. Infatti, eventuali microrganismi presenti nel materiale potrebbero aver vissuto processi evolutivi completamente diversi rispetto a quelli delle forme di vita terrestri: ad esempio, microbi di altri mondi potrebbero diffondere sulla Terra malattie ‘esotiche’ per le quali, forse, non ci sarebbero adeguate difese immunitarie.

Allo stato attuale, i campioni analizzati sono provenienti dagli asteroidi, dalla Luna e da meteoriti, anche di origine marziana. Il materiale viene studiato in laboratorio, utilizzando delle ‘camere a guanti’ (glove box): si tratta di strutture sigillate che mantengono un ambiente isolato e sono dotate di guanti integrati con cui gli studiosi possono eseguire varie attività senza che i campioni vengano inquinati. L’interno di queste camere ha inoltre una pressione maggiore rispetto all’esterno in modo tale che eventuali agenti contaminanti siano espulsi; questa procedura, però, potrebbe essere rischiosa se applicata a campioni in grado di rilasciare sostanze nocive nei laboratori.

Gli autori dell’articolo ritengono che la soluzione adatta per l’analisi di materiali insidiosi sia il loro Dwi, che ha suscitato anche l’interesse di Nasa ed Esa: è un laboratorio miniaturizzato e costituito da più strati mantenuti a diversi livelli di pressione in maniera tale che, anche in caso di rottura di uno strato, eventuali emissioni pericolose rimangano all’interno della struttura. I campioni inseriti nel Dwi possono essere esaminati con una serie di dispositivi integrati, tra cui un microscopio e uno spettrometro Raman; la manipolazione del materiale, invece, viene effettuata con un braccio robotico controllabile a distanza.

Un prototipo del Dwi, installato presso lo Space Park Leicester, ha già dato una buona prova nello studio e nella movimentazione di un campione di test. «Dwi è stato progettato per analizzare campioni provenienti da altri mondi, ma potrebbe avere molte altre applicazioni – ha commentato Caroline Smith, docente all’Università di Glasgow e componente del team di autori dello studio – Ad esempio, potrebbe essere utilizzato dalle aziende farmaceutiche per sviluppare nuovi farmaci che devono essere prodotti in condizioni molto specifiche. Lavorando insieme a diversi settori, speriamo di far progredire questa tecnologia a beneficio del pianeta».

 

In alto: il braccio robotico del Double-Walled Isolator (Crediti: John Holt /Space Park Leicester)