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Vicini alla Luna e mai così lontani dalla Terra. Fino a ieri, 6 aprile 2026. A sei giorni dal lancio, Artemis 2 – la prima missione con equipaggio del programma Artemis – ha scritto una nuova pagina dell’esplorazione spaziale, portando gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch della Nasa insieme all’astronauta dell’Agenzia Spaziale Canadese, Jeremy Hansen, attorno alla Luna e a una distanza di oltre 405mila chilometri, superando il record stabilito nel 1970 da Apollo 13.

Una volta entrata nella cosiddetta “sfera di influenza” della Luna – la regione in cui la gravità lunare prevale su quella terrestre – nella notte tra il 6 e il 7 aprile, la missione ha raggiunto il suo obiettivo, effettuando il sorvolo del lato nascosto della Luna.

Durante questa intensa fase di attività scientifica, durata quasi sette ore, l’equipaggio ha documentato la superficie lunare grigia e craterizzata con 32 telecamere. Le osservazioni hanno incluso strutture come il cratere Hertzsprung e il Mare Orientale, un enorme cratere da impatto situato tra il lato visibile e quello nascosto del nostro satellite.

All’1:00 del 7 aprile (ora italiana), la capsula ha raggiunto il punto di massimo avvicinamento alla Luna, a poco più di 6.500 chilometri dalla superficie, stabilendo poco dopo anche il nuovo record di distanza dalla Terra, pari a circa 406.700 chilometri: un primato che gli stessi astronauti sperano venga presto battuto.

A qualche ora dall’inizio del sorvolo, l’equipaggio ha anche assistito a un’eclissi: la Luna ha oscurato la nostra stella per ben 53 minuti, permettendo agli astronauti di osservare la corona solare da una prospettiva unica.

Non sono mancati poi i momenti emotivi: gli astronauti hanno raccontato l’emozione di vedere la Luna così da vicino e hanno proposto di chiamare due crateri “Integrity” e “Carroll”, per omaggiare rispettivamente la navicella e la moglie del comandante Wiseman, scomparsa nel 2020.

Concluso il flyby, Artemis 2 è ora nella fase di rientro, con un ammaraggio previsto per la sera del 10 aprile (ora italiana) al largo della California. La missione segna il ritorno dell’uomo nello spazio profondo dopo oltre 50 anni e porta avanti la promessa di tornare sulla superficie della Luna, ma questa volta per restare.