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Un lungo soggiorno nello spazio che comincia a farsi sentire e richiede una specifica assistenza per mitigarne gli effetti: è la condizione in cui si trova l’osservatorio Neil Gehrels Swift della Nasa, lanciato il 20 novembre 2004 per studiare i gamma ray burst (Grb), le esplosioni più potenti dell’Universo.

L’orbita di Swift, missione che vanta un’importante partecipazione dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, sta da tempo decadendo con ripercussioni importanti sulla sua attività di ricerca: lo scorso 10 febbraio l’osservatorio ha interrotto la maggior parte delle operazioni scientifiche in modo da essere riconfigurato per ridurre l’attrito atmosferico all’origine della perdita di quota. In questa modalità, è attivo solo lo strumento Burst Alert Telescope, progettato per rilevare i lampi gamma.

Per consentire a Swift di riprendere in pieno le attività, si rende quindi necessaria un’azione più incisiva: un intervento di In-Orbit-Servicing (Ios), ovvero di manutenzione in orbita, per riportarlo a un’altitudine più elevata ed estendere la sua vita operativa. La quota minima perché l’operazione di ricollocamento sia fattibile è di 300 chilometri: di conseguenza è scattata una corsa contro il tempo per evitare che l’osservatorio scenda al di sotto di questa soglia e rischi un rientro incontrollato sulla Terra.

A settembre 2025 la Nasa aveva annunciato di aver selezionato la Katalyst Space Technologies, un’azienda privata specializzata nel settore Ios; alla società era stato assegnato un contratto da 30 milioni di dollari per lo sviluppo di Link, un veicolo spaziale che dovrebbe essere lanciato il 1° giugno per andare a riposizionare Swift, raggiungendolo verso il 4 luglio. Durante la manutenzione – spiegano i tecnici – tutti gli strumenti saranno probabilmente spenti; le operazioni scientifiche potranno riprendere dopo il ricollocamento. Tuttavia, non basterà riaccendere gli strumenti: occorrerà anche una loro ricalibrazione.

I modelli relativi al decadimento dell’orbita di Swift, recentemente aggiornati, mostrano che, grazie agli accorgimenti del team di missione, il decadimento è diminuito: l’osservatorio dovrebbe raggiungere, con una probabilità del 90%, la fatidica soglia dei 300 chilometri entro il 24 settembre, dando qualche mese di respiro ai tecnici che comunque continuano a monitorarlo costantemente.

In alto: l’osservatorio Neil Gehrels Swift (elaborazione artistica – Crediti: Nasa Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab) 

In basso: la manovra che il veicolo di servizio Link effettuerà per agganciare Swift e correggerne l’orbita (elaborazione artistica – Crediti: Katalyst Space) 

Link aggancia Swift