Non è dimagrito davvero. Ma oggi sappiamo che Giove è un po’ meno ‘abbondante’ di quanto lo avessimo immaginato. Il pianeta più grande del Sistema Solare è leggermente più snello e meno slanciato, con una forma complessiva più compatta di quanto riportato finora nei libri di testo. A dirlo è una nuova ricerca pubblicata lo scorso 2 febbraio su Nature Astronomy.
Giove, naturalmente, non è cambiato. Ma il modo in cui lo misuriamo sì. Questo gigante gassoso detiene un primato importante: è il pianeta con la rotazione più rapida del Sistema Solare: completa un giro su sé stesso in poco meno di dieci ore, una velocità che genera un pronunciato rigonfiamento all’equatore. Il suo raggio equatoriale supera quello polare di circa il 7 percento, conferendogli la tipica forma oblata, cioè schiacciata ai poli. Questa geometria non dipende solo dalla rotazione, ma anche dalla complessa struttura interna del pianeta e dall’azione dei potenti venti atmosferici che scorrono lungo i paralleli.
Per quasi mezzo secolo, le stime delle dimensioni di Giove si sono basate – con un margine di incertezza di circa 4 chilometri – su un’unica analisi delle occultazioni radio, ovvero il momento in cui una sonda trasmette segnali verso la Terra mentre passa dietro il pianeta, raccolte dalle missioni Pioneer e Voyager negli anni Settanta. Quelle analisi, utilizzate per ‘vedere’ attraverso le dense e opache nubi dell’atmosfera di Giove e comprenderne la struttura interna, non tenevano però conto dell’influenza dei forti venti gioviani. Ora, la sonda Juno della Nasa, in orbita attorno al pianeta dal 2016, ha restituito numerose misurazioni di occultazione radio ad alta precisione consentendo una determinazione più accurata. Nello specifico, la missione Juno – cui l’Asi ha dato il suo contributo – ha adottato una nuova traiettoria che le consente non solo sorvoli ravvicinati delle lune galileiane, ma anche passaggi dietro il pianeta dal punto di vista della Terra.
Il metodo per misurare le dimensioni di un pianeta come Giove consiste nel far passare la sonda dietro il pianeta rispetto alla nostra linea di vista, mentre trasmette segnali radio verso la Terra. I segnali vengono piegati e rallentati attraversando la ionosfera e gli strati superiori dell’atmosfera; in alcuni casi vengono temporaneamente bloccati dalla massa del pianeta, per poi riemergere dal lato opposto. Analizzando queste variazioni di frequenza gli scienziati possono ricostruire la temperatura, la pressione, la densità elettronica e, soprattutto, la forma del pianeta.
Grazie ai dati di 13 occultazioni radio provenienti dai sorvoli di Giove effettuati da Juno e tenendo conto degli effetti dei venti zonali che spirano lungo i paralleli, un team di astronomi ha ottenuto misurazioni più precise della stazza del pianeta. I nuovi valori indicano un raggio polare, medio ed equatoriale rispettivamente di 12, 8 e 4 chilometri in meno rispetto alle stime precedenti. In altre parole, il pianeta è più stretto all’equatore e più schiacciato ai poli.
Pochi chilometri possono sembrare trascurabili su un gigante come Giove, ma per chi ne studia l’interno fanno la differenza. I risultati della ricerca non riguardano solo Giove. Poiché il pianeta rappresenta un modello di riferimento per lo studio dei giganti gassosi, comprenderne meglio la forma e la struttura interna aiuta gli astronomi a interpretare con maggiore precisione anche i dati sui pianeti giganti extrasolari che orbitano attorno ad altre stelle.
In apertura: rappresentazione artistica della sonda Juno e di Giove. Crediti: Nasa.




