Sono un rischio per il mondo odierno, così altamente tecnologizzato, e il loro comportamento presenta ancora meccanismi da analizzare: sono le tempeste solari, ovvero perturbazioni temporanee della magnetosfera terrestre provocate dall’attività del Sole. Queste manifestazioni della nostra stella sono all’origine di fenomeni suggestivi come le aurore polari, ma anche di problemi che possono colpire i sistemi di comunicazione, i satelliti e le reti elettriche. Proprio per questo aspetto critico le tempeste solari sono al centro dell’attenzione degli studiosi che cercano di capirne i processi, indagando anche le tracce che episodi estremi del passato – come i cosiddetti ‘eventi Miyake’ verificatisi migliaia di anni fa – hanno lasciato negli anelli di accrescimento degli alberi.
Le tracce ‘registrate’ dalle piante sono al centro di un nuovo studio, condotto da un gruppo di lavoro internazionale e pubblicato su New Phytologist, rivista scientifica dedicata a ricerche innovative in campo botanico. Lo studio, coordinato dalla West Virginia University, analizza il modo in cui gli alberi immagazzinano nel loro legno il carbonio 14: si tratta di un isotopo radioattivo del carbonio, che si produce quando le particelle ad alta energia emesse dal Sole colpiscono l’atmosfera della Terra. Gli ‘eventi Miyake’ sono tempeste estreme che devono il loro nome a Fusa Miyake, la scienziata giapponese che nel 2012 identificò per la prima volta quest’attività solare così intensa. I Miyake sono eventi molto rari: negli ultimi 14.500 anni ne sono stati identificati solo 6 e sono studiati a fondo per comprendere il comportamento del Sole ed elaborare strategie protettive nel caso una circostanza del genere dovesse verificarsi oggi.
Le tempeste solari non lasciano la stessa ‘firma’ negli anelli degli alberi e il nuovo studio cerca di dare una risposta a questa condizione, peraltro già rilevata in ricerche precedenti. Secondo il gruppo di lavoro, infatti, gli alberi non trasformano subito il carbonio in legno ma possono conservarlo per mesi o addirittura anni prima di utilizzarlo; inoltre, le varie essenze arboree gestiscono il carbonio immagazzinato in maniera differente in quanto vivono a diversi climi/latitudini e crescono in vari periodi dell’anno. Queste peculiarità biologiche possono dunque modificare il modo in cui il carbonio 14 appare negli anelli di accrescimento; tenendo presente questo scenario, gli scienziati possono determinare con maggiore precisione l’intensità delle tempeste e il periodo in cui si sono scatenate.
Lo studio, quindi, propone un metodo che consente di datare con più accuratezza gli eventi solari del passato e di affinare le stime per quelli che si dovessero presentare in futuro. «Sebbene gli anelli degli alberi siano uno dei nostri migliori strumenti per leggere la storia della Terra, non sono perfetti – ha commentato Amy Hessl, ricercatrice presso la West Virginia University e prima autrice del paper – Questo studio mostra come la biologia delle piante modelli le storie che raccontano».
In alto: un flare solare osservato dalla sonda Sdo della Nasa (Crediti: Nasa/Sdo e i team scientifici Aia, Eve e Hmi)
In basso: infografica che illustra il processo di immagazzinamento del carbonio 14 negli anelli degli alberi (Crediti: Victor Leshyk, Northern Arizona University)





