L’estate appena trascorsa, caratterizzata da ondate di caldo intense e prolungate, ha portato più di una volta alla ribalta il fenomeno delle isole di calore urbane, ovvero aree cittadine dove il microclima presenta temperature più elevate rispetto a zone periferiche meno affollate di costruzioni e a zone rurali. Il fenomeno, che sta inducendo molte amministrazioni locali a rivedere l’organizzazione del territorio urbano, è al centro di due nuovi studi, condotti da un team di ricercatori dell’Università della British Columbia (Ubc) e pubblicati sulle riviste scientifiche Remote Sensing e Urban Forestry & Urban Greening. Le due ricerche si basano su vari strumenti di indagine: dati satellitari e machine learning (per quello su Remote Sensing) e modelli informatici (per quello su Urban Forestry). In particolare, i ricercatori hanno utilizzato i dati dei satelliti Landsat 8 e 9 di Nasa/Usgs e della costellazione Sentinel-2 del programma europeo Copernicus.
Gli scienziati hanno rilevato che le amministrazioni cittadine tendono a prendere in considerazione l’incremento della copertura arborea in generale, senza tener conto della qualità dell’ombra o delle condizioni dei singoli quartieri: a loro avviso, infatti, ci sono casi in cui l’ombra potrebbe non essere così risolutiva, mentre la morfologia di alcuni quartieri potrebbe ostacolare la piantumazione di nuovi alberi. I due studi, invece, prospettano un approccio più mirato, basato appunto sugli strumenti sopra indicati; tali strumenti sono stati testati su Kelowna, città canadese della Columbia Britannica affacciata sul Lago Okanagan, ma possono essere adattati anche ad altre realtà urbane.
I dati satellitari, al centro del primo studio, consentono di delineare delle mappe termiche relative alle temperature superficiali con una risoluzione fino a 30 metri. L’utilizzo del machine learning ha consentito di potenziare le immagini di Landsat e Sentinel fino a una risoluzione di 10 metri, migliorandone la nitidezza. In questo modo, è stato possibile rilevare con più accuratezza le isole di calore di Kelowna, anche quelle più piccole che possono sfuggire alle mappe convenzionali.
Una volta individuati questi punti caldi, spiegano gli studiosi, è necessario intervenire in maniera realistica con piantumazioni arboree mirate. È questo il tema portante del secondo studio, in cui è stato utilizzato un modello informatico (CanopyFit) per mappare le aree dove potrebbero essere messe a dimora nuove piante. La mappatura esclude le aree non idonee, valutando vari fattori: l’ombreggiatura potenziale, l’esposizione al calore e le esigenze sociali ed economiche. L’analisi, condotta su Kelowna, ha evidenziato soluzioni diverse a seconda dei quartieri, suggerendo in taluni casi metodi alternativi alla piantumazione come la rimozione dell’asfalto, l’impiego di sistemi di ombreggiatura artificiale e la revisione delle norme edilizie.
La tecnologia spaziale, anche in questo caso, è stata di fondamentale importanza non solo nel monitoraggio accurato del territorio, ma anche nello sviluppo di soluzioni ad hoc tramite l’integrazione con altri strumenti di indagine. «Le città hanno spazi e risorse limitati per la piantumazione, quindi dobbiamo essere strategici – ha commentato Melissa McHale, docente presso l’Ubc e autrice senior per ambedue gli studi – L’obiettivo è quello di piantare e mantenere alberi grandi e sani dove il loro effetto rinfrescante e altri benefici sono più necessari. Laddove l’ambiente costruito lascia poco spazio agli alberi – conclude McHale – i risultati possono aiutare le città a identificare gli ostacoli alla piantumazione e a valutare altri approcci per fornire ombra».
In alto: il Lago Okanagan visto dallo spazio (Crediti: Nasa)
In basso: la mappa di Kelowna, in cui è indicata la classificazione dei terreni nell’area oggetto dello studio (Crediti: Remote Sensing, E. Shea et al.)

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