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Il superammasso si trova nella cosiddetta zona di evitamento, una regione del cielo difficile da osservare perché oscurata dal disco della Via Lattea. Secondo il South African Radio Astronomy Observatory (SARAO), circa il 20% del cielo ricade in questa area problematica, dove polveri e stelle della nostra galassia rendono più difficile osservare gli oggetti lontani. La luce delle galassie poste oltre la Via Lattea viene, infatti, assorbita o arrossata dalle polveri galattiche, lascian lasciando ancora incompleta la nostra mappa dell’universo vicino.

La fascia bianco-blu centrale è la Via Lattea, i puntini giallo-verdi sono le galassie vicine, il superammasso della Vela è nell’ellissoide indicato con VSC mentre con SC è indicato il superammasso di Shapley. Crediti immagine: Australian National University.

Un team internazionale guidato da Amber Hollinger, con il contributo delle ricerche di Renée C. Kraan-Korteweg, ha ricostruito con maggiore precisione la vera scala di questa struttura. Il risultato è notevole: il superammasso della Vela si troverebbe a circa 870 milioni di anni luce da noi, si estenderebbe per circa 300 milioni di anni luce e avrebbe una massa immensa, pari a decine di milioni di miliardi di volte quella del Sole.

Non si tratta di un singolo oggetto compatto, ma di un enorme insieme di galassie e ammassi di galassie.

Secondo la nuova ricostruzione, Vela comprende più di 20 ammassi ed è formato da due grandi pareti cosmiche, ciascuna con un nucleo molto denso, che si stanno muovendo l’una verso l’altra sotto l’effetto della gravità.

Per osservare ciò che la Via Lattea nasconde, gli astronomi hanno combinato 65.518 misure di distanza, cioè dati che indicano quanto le galassie sono lontane da noi, con 8.283 nuovi redshift, utili a stimarne anche il movimento. Queste informazioni provengono dal catalogo CosmicFlows, un archivio che raccoglie dati sulle distanze e sui moti peculiari delle galassie. Grazie a questi dati è possibile ricostruire i flussi cosmici prodotti dall’attrazione gravitazionale delle grandi concentrazioni di materia. Decisive sono state anche le osservazioni del Southern African Large Telescope e del radiotelescopio MeerKAT, in Sudafrica.

MeerKAT, in particolare, può rilevare le onde radio emesse dall’idrogeno nelle galassie, capaci di attraversare le polveri meglio della luce visibile.

La nuova mappa suggerisce che il superammasso della Vela abbia un’influenza gravitazionale paragonabile a quella del celebre superammasso di Shapley e persino superiore a quella attribuita al Great Attractor, una regione massiccia che da tempo viene studiata per spiegare i movimenti delle galassie nel nostro settore dell’universo.

Questa ricostruzione non aggiunge soltanto un dettaglio alla mappa del cielo, ma aiuta a capire come la materia sia distribuita su scale immense e perché molte galassie si muovano in modo leggermente diverso da quanto previsto dalla sola espansione cosmica.

Il team ha soprannominato il superammasso della Vela “Vela-Banzi”, espressione in lingua isiXhosa che significa “che emerge ampiamente”. Un nome adatto per una struttura rimasta a lungo nascosta dietro la Via Lattea e che oggi emerge come uno dei grandi protagonisti gravitazionali del nostro vicinato cosmico.

Guardare oltre la polvere della nostra galassia significa ricostruire una mappa più fedele dell’universo che ci circonda e il caso di Vela ricorda anche che nelle regioni del cielo apparentemente più oscure possono nascondersi alcune delle chiavi per comprendere la struttura del cosmo.

 

 

Immagine in alto: la fotocamera a infrarossi del telescopio spaziale Spitzer della NASA ha ripreso il centro della Via Lattea per creare questo ritratto della nostra galassia,

Crediti immagine: Nasa/Jpl – Caltech/S. Stolovy (Spitzer Science Center/Caltech)