Era maggio 2024 quando l’attività del Sole ha generato sulla Terra la più estrema tempesta geomagnetica degli ultimi 20 anni. Lo stesso evento colpiva anche Marte e, per la prima volta, siamo stati testimoni della più grande reazione a una tempesta solare mai osservata sul pianeta rosso.

Mars Express ed ExoMars Trace Gas Orbiter (Tgo) dell’Esa, che vantano un significativo contributo del nostro paese in cui l’Agenzia Spaziale Italiana riveste un ruolo di primo piano, si trovavano infatti in una posizione favorevole per sperimentare una tecnica nota come ‘occultazione radio’. Le sonde si sono trovate a raccogliere dati appena 10 minuti dopo che la potente eruzione solare colpisse Marte, rilevando in meno di tre giorni, una quantità di radiazioni pari a 200 giorni ordinari.

Naturalmente la tempesta ha causato danni anche ai computer di bordo di Mars Express e Tgo che però sono progettate proprio per resistere alle radiazioni; gli errori sono stati individuati e corretti e le sonde ripristinate rapidamente.

La super tempesta ha generato la più alta concentrazione di elettroni mai riscontrata nell’alta atmosfera marziana, dove a 130 chilometri di altitudine si è registrato un incremento del 278 percento. I risultati aiutano gli scienziati a comprendere meglio come Marte abbia potuto perdere enormi quantità di acqua e gran parte della sua atmosfera nello spazio, probabilmente a causa del continuo flusso di particelle provenienti dal Sole.

L’osservazione di questo evento estremo mette in evidenza anche la differenza tra Terra e Marte. Il nostro pianeta, infatti, è protetto da un campo magnetico che devia le particelle cariche nello spazio; una forte tempesta solare può causare una breve interruzione della corrente elettrica e delle comunicazioni e dar luogo al fenomeno delle aurore boreali.

 

Crediti video: Esa