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Non atterreremo sulla Luna con Artemis 3 ma con Artemis 4. Questa è una delle conseguenze più importanti delle modifiche al programma lunare annunciate da Nasa il 27 febbraio e che, in realtà, consentiranno all’agenzia di procedere a un ritmo più rapido.

«La Nasa deve standardizzare il suo approccio, aumentare la velocità di volo in sicurezza e attuare la politica spaziale nazionale del Presidente – ha detto Jared Isaacman, amministratore della Nasa – Con una concorrenza credibile da parte del nostro più grande avversario geopolitico, la Cina, che aumenta di giorno in giorno, dobbiamo procedere più rapidamente, eliminare i ritardi e raggiungere i nostri obiettivi. Anche un ampio divario oggettivo tra le missioni non è una via per il successo».

Dopo che verrà affrontata la missione Artemis 2, prossima al lancio e che segnerà per il programma lunare il primo volo con equipaggio – destinato a effettuare un flyby lunare – nel 2027 seguirà, infatti, una missione in cui verrà testato l’attracco tra il lander lunare commerciale e la navicella Orion mentre si trovano in orbita terrestre bassa, e in cui saranno testate le nuove tute spaziali di Axiom Space.

Secondo i nuovi piani, questa sarà la missione Artemis 3 che in origine prevedeva il primo tentativo di allunaggio con equipaggio. Dopo i recenti aggiornamenti Nasa, il ritorno sul suolo lunare è ora previsto, invece, nel 2028 con Artemis 4, con la possibilità, inoltre, di aggiungere in coda una successiva missione, Artemis 5.

Tra le modifiche al programma anche un cambio di rotta sull’utilizzo dello Space Launch System (Sls). Nasa ha infatti abbandonato il progetto di ammodernamento del razzo dopo Artemis 3, dichiarando che continuerà a utilizzare una configurazione del razzo vicina all’attuale Block 1, senza dover più dunque sviluppare la nuova versione Block 1B, come fin qui era invece previsto. La Nasa non ha tuttavia ancora divulgato dettagli precisi su questa nuova parziale riconfigurazione dello stadio attuale ora in programma, finalizzata a consentire una maggiore velocità, oltre a una riduzione dei costi previsti. «C’è ancora troppo da imparare e troppi rischi di sviluppo e produzione davanti a noi – ha detto Amit Kshatriya, l’amministratore associato della Nasa – Vogliamo invece continuare a testare come voliamo e come abbiamo sempre volato».

Il mancato aggiornamento dell’Sls implica una riduzione di costi dirottando gli investimenti così sulla frequenza dei voli.

Immagine in evidenza: lo Space Launch System all’interno del Vehicle Assembly Building del Kennedy Space Center della Nasa in Florida in attesa di uscire per il lancio di Artemis 2. Crediti: Nasa