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La prima mappa geologica di Titano

La prima mappa geologica di Titano

Titano, luna di Saturno, è l’unico corpo planetario nel nostro Sistema Solare oltre alla Terra in cui è nota la presenza permanente di liquidi sulla superficie. Tuttavia, a causa della densità dell’atmosfera in cui è avvolto è difficile da osservare. Grazie ai dati ottenuti dagli strumenti a infrarossi e radar della missione Nasa-Esa-Asi Cassini-Huygens, un team di ricercatori guidati dal Jet Porpulsion Laboratory della Nasa, ha potuto realizzare la prima mappa geologica globale del satellite naturale di Saturno.

«Questo studio è un esempio di come possono essere utilizzati set di dati e di strumenti combinati», ha commentato Rosaly Lopes, geologa planetaria al Jpl e a capo dello studio. «Sebbene non avessimo una copertura globale, con il radar ad apertura sintetica (Sar), abbiamo usato i dati di altri strumenti per correlare le caratteristiche delle diverse unità del terreno. In questo modo potremmo dedurre la geologia dei terreni anche nelle aree coperte dalle osservazioni radar».

La missione Cassini ha rivelato che Titano è un mondo geologicamente attivo, in cui idrocarburi come metano ed etano assumono lo stesso ruolo che l’acqua ha sulla Terra. Gli idrocarburi, infatti, piovono sulla superficie, scorrono in corsi d’acqua e fiumi, si accumulano in laghi e mari ed evaporano nell’atmosfera. È un mondo decisamente curioso per la comunità scientifica e la sua superficie è una delle più diverse – geologicamente parlando – nel nostro sistema planetario.

«Nonostante i diversi materiali, le temperature e campi di gravità, tra Terra e Titano molte caratteristiche superficiali sono simili e possono essere interpretate come prodotti degli stessi processi geologici», afferma Lopes. «La mappa mostra che i diversi terreni geologici hanno una chiara distribuzione in base alla latitudine della luna».

La mappa ha evidenziato che i terreni più ‘giovani’ sono situati all’equatore e si presentano sotto forma di dune; mentre i laghi sono concentrati ai poli, che sono abbastanza umidi da mantenere corpi liquidi di metano. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, aiuterà gli scienziati a comprendere la storia e l’evoluzione di Titano.

 

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